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Il Ponte sospeso

Sull’Appennino pistoiese, tra boschi e acque che si dividono tra Tirreno e Adriatico, l’industria del ferro ha attecchito già in età tardomedievale per allargarsi a macchia d’olio nei secoli successivi.
Protagoniste le ferriere (sottoposte dal XVI sec. alla Magona del Ferro – una privativa granducale istituita da Cosimo I per gestire il monopolio del metallo e proseguita per un po’ dai Lorena) e le loro catene produttive, formidabili fattori di crescita per i paesi sui torrenti maggiori – la Lima, con Sestaione e Verdiana, la Limentra, il Maresca – vocati per posizione a sviluppare una florida metallurgia idraulica modernizzata solo a fine XIX secolo.
Mammiano sarà il primo e più longevo centro della siderurgia storica. Già al 1704 vanta due ferriere e un distendino con maglio ad acqua (per ridurre le grosse verghe metalliche in barre di minor spessore), a cui si sommano nello stesso secolo una terza ferriera e un altro distendino: il maggior polo produttivo della Magona sui nostri monti, che precede le altre “fabbriche ad acqua” di Ponte Sestaione, Cutigliano, Campotizzoro, oltre che, con gran distacco, quelle private di Pontepetri.

L’Ottocento vede crescere ancora la produzione mammianese, con deviazioni idriche dal Verdiana e dal Limestre per le esigenze di ben tre ferriere, tre distendini e una filiera (1839) poi modernizzati e affiancati da un nuovo laminatoio a caldo (1873) per produrre barre, fili e profilati in ferro. Un gran volume di prodotto destinato a ulteriore espansione dal 1899, con l’azione della S.M.I. che dai primi decenni del Novecento prenderà il controllo di tutta l’industria metallurgica montana, favorendo tutte le infrastrutture necessarie a quella che ormai era una rete di opifici: una “Iron Valley” in cui lavorano molte centinaia di operai. Allora come ai nostri giorni la logistica era essenziale: in un pugno d’anni verrà quindi impostata la nuova linea ferroviaria F.A.P. (la S.M.I. tra i fondatori) da Mammiano fino a Pracchia, stazione delle Regie Ferrovie sulla Porrettana, asse portante dei collegamenti ferroviari tra Nord e Sud della penisola.
Seguìta dalla teleferica per fusi da laminare Limestre-Mammiano e dalla maestosa centrale idroelettrica di Sperando, sulla Lima (1913, progetto di Lapo Farinati degli Uberti).
Il Ponte Sospeso Fino poi ad arrivare al colpo di scena, alla novità assoluta: un “ponte sospeso” gettato sul torrente Lima per collegare la ferrigna Mammiano Bassa a Popiglio, abitata da molti pendolari delle ferriere mammianesi, per avvicinare due centri che si guardano separati da una profonda gola.

Un ponte molto innovativo, realizzato da maestranze della zona sotto la direzione di un conte, Vincenzo Douglas Scotti della Scala di San Giorgio, rampollo di una delle più importanti famiglie del patriziato piacentino, discendente di una remota casata scozzese (gli Scoto, come si tramanda).
Un nobile decisamente particolare, il nostro, specializzato in elettromeccanica e trasferitosi dopo esperienze in Inghilterra e Germania sulla nostra Montagna, dove sarà per oltre trent’anni direttore del laminatoio SMI di Mammiano Basso. Stimato e capace, in questa veste si dimostrerà sensibile oltre che ai problemi dell’industria anche a quelli dei suoi lavoratori, e ad uno in particolare: il dover affrontare, per recarsi a piedi in fabbrica, ogni giorno e con ogni tempo, cinque-sei chilometri di sentiero disagevole, con salite e discese ripide, e con in più l’attraversamento di un fiume!
Sua quindi l’idea dell’arditissimo collegamento sospeso: in realtà una passerella pedonale, fatta di tavoloni e reti metalliche, retta da quattro cavi di acciaio mantenuti in tensione e ben ancorati alle estremità, a blocchi di calcestruzzo sul lato di Mammiano, alla viva roccia sull’altro, di 227 metri di lunghezza, circa 80 centimetri di larghezza utile a 36 metri di altezza massima sul fiume – quanto un palazzo di dodici piani, per intenderci.
Iniziato nel 1920, con progetto ed esecuzione fatti a vera regola d’arte da risorse interne o comunque locali, il ponte “delle Ferriere” è concluso nel giugno del 1923 e lanciato sulla gola, esile come un ponte tibetano, e sempre ondeggiante, per il vento ma anche per il cauto avanzare degli operai in fila indiana, le mani serrate sui cavi, incerti, immaginiamo, tra il timore di cadere e il sollievo per la stradaccia risparmiata.
Un ponte provvidenziale, considerato fin da subito un prodigio tecnico e un azzardo mozzafiato, che però non durerà a lungo per il suo scopo primario, la viabilità, bruscamente abbandonato un decennio più tardi con lo spostamento a Campotizzoro del baricentro produttivo della S.M.I., ormai orientata sul rame, e lasciato così al modesto spostamento locale e alla curiosità di pochi visitatori.

Poi, dal 1990, la notorietà diventa internazionale. Il Guinness dei Primati lo incorona come “the longest such bridge in the world”, titolo che mantiene per oltre quindici anni, e così i turisti cominciano a scoprirlo, attratti lì come per una sfida personale con l’altezza, con l’oscillazione, col vuoto. Un’esperienza che anche oggi, al tempo delle emozioni simulate, resta a maggior ragione vera, forte, che magari fa desistere chi col vuoto non ha dimestichezza, e regala agli altri il senso e il brivido di una prova. Tra l’altro in piena sicurezza. Perché il ponte sospeso dagli anni Venti non ha mai avuto veri problemi strutturali.
È arrivato pressoché identico ai primi anni Duemila, quando è stato sottoposto a importanti lavori di consolidamento, e di opportuna messa a norma, tramite sostituzione degli antichi canapi d’acciaio, peraltro ancora in discreta forma, e consolidamento di ancoraggi e protezioni.
Il tutto senza alterarne la natura originaria di passerella aerea, viva, libera di reagire al passaggio umano, anche disordinato, come alle folate di tramontana. Ben mobile quindi, ma sempre nei limiti concessi dai tiranti laterali, messi lì per controventare, cioè per smorzare, ma senza annullarlo, il suo caratteristico, originario, emozionante, quasi sidereo rollìo … sulla Gola della Lima!

Testo Daniele Negri
Foto storiche Archivio Roberto Prioreschi

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