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Il restauro della Chiesa di San Leone

La chiesa di San Leone è uno degli esempi più importanti dell’arte barocca a Pistoia per l’elevata qualità delle decorazioni pittoriche che l’avvolgono interamente.

Vi lavorò tra il 1753 e il 1764 Vincenzo Meucci, protagonista indiscusso e di grande successo della pittura fiorentina del Settecento, qui affiancato dai quadraturisti Giuseppe Del Moro e Mauro Antonio Tesi, cioè da pittori a cui era demandata la costruzione di finte architetture che nell’inganno degli occhi arricchiscono e dilatano lo spazio reale.

La condizione appartata della chiesa e lo scarso apprezzamento dell’arte barocca che si è protratto per gran parte del secolo scorso, avevano relegato quasi all’abbandono questa splendida chiesa, tanto che a causa delle copiose infiltrazioni di acqua dal tetto le bellissime pitture si presentavano in condizioni drammatiche, addirittura con porzioni cadute o prossime alla loro perdita.

L’efficace concordia di intenti tra Diocesi, Cattedrale e Soprintendenza con il determinante e convinto apporto della Fondazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e di Conad del Tirreno ha consentito di avviare il cantiere di restauro, in modo che la chiesa di San Leone potesse accogliere il ritorno dagli Stati Uniti della Visitazione di Luca della Robbia, come felicemente proposto da Maria Cristina Masdea nella primavera dello scorso anno.

I lavori di restauro sono iniziati alla fine di febbraio del 2017 e si sono conclusi alla fine di giugno: dopo l’attenta, cauta pulitura; dopo la fermatura delle pellicole pittoriche con applicazione a pennello di idonei consolidanti; dopo l’esecuzione di diffuse iniezioni con malte e resine acriliche a tergo degli intonaci, per fermarli e consolidarli; dopo la ripresa delle porzioni di intonaco caduto o ormai in condizioni pulverulente; dopo lo stacco di brani pittorici in aggetto e la loro ricollocazione con barre in vetroresina; dopo le misurate reintegrazioni degli elementi ornamentali e decorativi; dopo la chiusura delle lacune sgradevolmente presenti nelle figurazioni pittoriche mediante neutri cromatici ad acquerello; ora infine l’antico Oratorio della Congregazione dello Spirito Santo torna a una piena leggibilità dell’acceso colorismo e degli effetti luministici di Vincenzo Meucci.

I cieli e le nuvole che animano e muovono le volte e le pareti della chiesa, con i loro colori che trasmutano dai toni caldi e accesi del giallo, del rosso e dell’arancio fino alle più soffuse tonalità del celeste, del rosa e del violetto, divengono ora, nella voluta penombra, la scena e lo sfondo per il vitreo candore della Visitazione di Luca della Robbia.

 

TESTO Valerio Tesi

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