KIMONO Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente

La mostra KIMONO – Riflessi d’arte tra Giappone e Occidente, al Museo del Tessuto di Prato, esplora lo scambio creativo e culturale tra Europa e Giappone, attraverso l’esposizione di quadri, xilografie, cartoline d’epoca, stampe e tessuti provenienti sia da importanti collezioni private che da inedite raccolte del Museo del Tessuto, ma soprattutto pone all’attenzione dei visitatori i cinquanta kimono maschili e femminili appartenenti all’esclusiva collezione di Lydia Manavello.

Keisai Eisen (1790-1848) Beltà che incede con ombrello 1830-1844 Dittico verticale di xilografie policrome
Collezione Mariani

Una straordinaria rassegna di opere che testimonia con varietà e vivacità le contaminazioni artistiche e stilistiche verificatesi in quei decenni tra Oriente e Occidente, con particolare riferimento alle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che, agli inizi del Novecento, modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese. L’iniziativa nasce dalla collaborazione con il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia, istituzione che per prima ha dato visibilità pubblica a questa pregevole collezione privata, realizzando nel 2018 una bellissima mostra. Di quel progetto iniziale, l’allestimento del Museo di Prato conserva il nucleo principale di opere, rilanciando il tema, amplificandolo e approfondendolo con nuove suggestioni e contenuti.

Keisai Eisen (1790-1848) Beltà vestita con kimono a motivo di fiori di ciliegio e obi con disegno di tartarughe 1830-1844 Dittico verticale di xilografie policrome Collezione Mariani

La premessa

Dopo secoli di radicale isolamento e di svariate vicissitudini politiche e militari, in Giappone venne restaurato il potere imperiale e il paese si aprì finalmente al resto del mondo grazie all’Imperatore Meiji (regno 1868-1912) che concepì una serie di riforme che avrebbero cambiato ogni ambito, dalla tecnologia all’amministrazione dello stato, dall’educazione alla cultura. Grazie all’arrivo sempre più massiccio di notizie e manufatti provenienti da quel paese, l’Occidente rimase ben presto sbalordito dal gusto elegante di quel popolo e dalla novità che rappresentavano i suoi costumi, la sua arte e il suo artigianato. La consacrazione avvenne nel 1867 a Parigi, quando il Padiglione Giapponese allestito per l’Esposizione Universale ottenne lodi incondizionate. A subire maggiormente il fascino della cultura giapponese in quel frangente furono soprattutto gli artisti. L’arte nipponica fece la sua dirompente comparsa sulla scena in un periodo in cui nelle arti europee si sentiva l’esigenza di un radicale rinnovamento. Autori quali Manet, e poi Whistler, Monet, Degas e molti altri, erano alla ricerca di nuove vie per plasmare una pittura che scardinasse l’ormai stantia Accademia e che contemporaneamente fosse adatta a descrivere un mondo in rapidissima e sostanziale trasformazione.

Utagawa Hiroshige (1797-1858) . Il monte Fuji sulla sinistra della Tokaidō 1858. Xilografia policroma Collezione Mariani

L’esposizione

La prima sezione dell’esposizione illustra il noto fenomeno del Giapponismo, momento culturale segnato dal forte interesse dei movimenti artistici dell’arte europea per l’arte giapponese, rappresentato in mostra da opere di alcuni dei più importati artisti nipponici quali Hiroshige, Utamaro e Hokusai.
La seconda sezione racconta invece il processo opposto, il fenomeno dell’Occidentalismo, un aspetto meno conosciuto ovvero l’influenza della cultura e dell’espressione artistica occidentale nell’arte giapponese attraverso il kimono, probabilmente l’oggetto più iconico della cultura del Sol Levante.
Quelli presenti in mostra, tutti databili al primo e secondo quarto del Novecento, sono testimoni indiscussi delle straordinarie e reciproche contaminazioni artistiche e stilistiche che si sono verificate in quei decenni tra Giappone e Occidente.

Kimono formale da donna nubile (furisode). Giappone, secolo XX, metà Seta. Collezione Lydia Manavello

Questi straordinari abiti, in seta, testimoniano l’attrazione per l’Occidente e le suggestioni provenienti dalle innovazioni formali delle avanguardie europee come Futurismo, Secessione e Cubismo che agli inizi del Novecento modificarono profondamente il linguaggio decorativo tradizionale giapponese.

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