La famiglia Cancellieri proveniva dal contado pistoiese. Il nome deriverebbe da un certo Cancelliero che si arricchì come banchiere fin dai primi anni del XIII secolo. Suo padre Sinibaldo era soprannominato Porco, forse perché figlio illegittimo di una nobile casata, o magari perché doveva essere una buona forchetta.
Cancelliero partecipò alla presa di Damietta durante la quinta crociata.
Un evento che i figli Rinieri, Amadore e Sinibaldo vollero celebrare edificando una roccaforte fuori dalla prima cerchia di mura di Pistoia, fra le attuali via di San Pietro e via del Can Bianco, conosciuta come Castel Damiata.
Tali fortificazioni vennero distrutte a seguito dei “pessimi consigli” per cui i Cancellieri furono allontanati da Pistoia; e di questo tragico episodio affiora ancora oggi una memoria in uno dei vicoli di quell’area, detto del Malconsiglio.
Secondo i più noti cronisti del Trecento le fazioni dei Bianchi e dei Neri sarebbero sorte nella seconda metà del XIII secolo proprio a Pistoia, all’interno delle faide della famiglia Cancellieri; probabilmente generate da contrasti d’interesse tra i discendenti di Rinieri (Bianchi) e quelli di Sinibaldo e Amadore (Neri).

Lo storiografo Dino Compagni scrisse: «Queste due parti, Neri e Bianchi, naquono d’una famiglia che si chiamava Cancellieri, che si divise: per che alcuni congiunti si chiamarono Bianchi, gli altri Neri; e così fu divisa tutta la città».
Esiliati a Firenze per aver creato disordini, i contendenti delle due fazioni dei Cancellieri si legarono alle famiglie dei Cerchi e dei Donati esportando quel “cattivo seme” per cui Pistoia fu nota nella letteratura medievale di matrice fiorentina dei secoli a venire.
Nel 1348 Ricciardo Cancellieri si levò in armi contro Giovanni Panciatichi, dando avvio a una faida che presto divenne una vera e propria guerra civile che funestò la città di Pistoia a fasi alterne, fino all’avvento di Cosimo I de’ Medici che impose una pace forzata.
Insomma un casato di gente litigiosa, quello dei Cancellieri, come del resto dovevano essere più o meno tutte le famiglie egemoni nella Pistoia fra Due e Trecento.
Per farsi un’idea basta leggere le cronache che descrivono il losco personaggio di Vanni Cancellieri, detto Focaccia, di cui l’anonimo autore delle Storie pistoresi fornisce questo ritratto: “prode e gagliardo molto di sua persona, del quale forte temeano quelli della parte nera per la sua perversità, perché none attendea ad altro che a uccisioni e ferite”.
In seguito alla soggezione della Dominante, a partire dai primi anni del XV secolo, Pistoia cadde in un lento declino e i poteri cittadini si adattarono con compiacenza alla vita della corte medicea.

I Cancellieri ebbero numerose pertinenze in città, fra cui un grande edificio in piazza San Bartolomeo e uno nell’attuale piazza San Leone.
Nel 1609 mons. Felice Cancellieri ebbe in eredità un ulteriore palazzo che Antonio Pagani aveva iniziato a costruire mezzo secolo prima lungo la via di San Prospero (attuale via Curtatone e Montanara) e decise di farne la principale residenza nobiliare secondo lo stile architettonico dei tempi.
Fu incaricato del progetto Jacopo Lafri, che in quegli anni si era distinto per aver lavorato in alcuni fra i maggiori cantieri cittadini. A lui si deve la monumentale facciata in stile tardo manierista scandita dallo spigolo di bozze in pietra a cuscinetto del lato meridionale e dalle grandi finestre coronate da massicci timpani al pian terreno e ingentilite da ghiere nel registro superiore.
I lavori furono terminati da Leonardo Marcacci seguendo il progetto originale e nel 1667 fu posto sopra il timpano, che inquadra il balcone centrale, l’antico stemma gentilizio proveniente dal palazzo di piazza San Bartolomeo, caratterizzato da un porco andante che ricorda il soprannome del capostipite della famiglia.
Sul retro si trova un altro corpo di fabbrica realizzato successivamente come ampliamento del palazzo a fianco del giardino e delle scuderie.
L’interno, al quale si accede per un atrio voltato, presenta portali in pietra e la scala d’onore, illuminata da quattro finestre, che conduce al piano nobile.
Gli ambienti del pian terreno conservano ancora intatti gli ammodernamenti progettati fra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo, quando seguendo il gusto del tempo si decise di trasformare l’antico palazzo manierista in una moderna ed elegante residenza neo classica.

I Cancellieri si estinsero con la morte del cav. Girolamo nel 1795, il quale nominò come erede del cognome, dello stemma e del patrimonio di famiglia il cav. Luigi Ganucci, patrizio fiorentino, figlio di una sua sorella.
Luigi divenne erede universale a patto di risiedere nel palazzo di Pistoia e di associare il nome dei Ganucci a quello dei Cancellieri. Il cav. Girolamo si sarebbe assicurato in questo modo la continuazione dell’illustre casato pistoiese.
Le sale del piano nobile custodiscono un prezioso ciclo pittorico ad opera di Ferdinando Marini, uno dei più importanti artisti locali della prima metà dell’Ottocento, attivo in alcune delle maggiori residenze nobiliari del territorio pistoiese.
Il salone dei ricevimenti è un ampio vano a doppia altezza con solaio ligneo a cassettoni e pareti dipinte di verde smeraldo. Sul fregio corrono dodici stemmi delle famiglie di nobildonne che nel corso dei secoli si sono imparentate coi Cancellieri intervallate da figure alate monocrome che sostengono corone d’alloro dorate.
Tra gli stemmi femminili due soli si riferiscono a personaggi maschili: quello di Cancelliere di Porcone (il capostipite del 1219) e quello di Luigi Ganucci Cancellieri del 1795, fondatore del nuovo casato.
Intorno al salone sono disposte le altre sale di rappresentanza fra cui il cosiddetto salotto dei ventagli, a causa delle decorazioni sulle pareti dipinte con drappeggi di seta ocra e celeste. Qui il padrone di casa poteva intrattenere gli ospiti intorno a un prezioso caminetto di marmo.

Sul soffitto Ebe, coppiera degli dei, è trasportata in volo da Zeus suo padre in forma di aquila. Ai lati, in un’ambientazione boschiva dipinta a monocromo, corrono amorini danzanti.
Oggi gli ambienti interni ospitano il ristorante enoteca Baldovino, provvisto di una formidabile collezione di vini custodita nelle antiche cantine del seminterrato. E mi piace pensare che esista un filo rosso che lega questo luogo, dedicato alla buona tavola, a quel Porcone de’ Cancellieri, che fu capostipite della nobile famiglia pistoiese, il cui stemma è ancora ben visibile da chiunque passi di fronte a questo grandioso palazzo.
A cura di Lorenzo Cipriani
Fotografie di Francesco Balloni




