La rete della vita

La nostra specie dipende dalla sopravvivenza delle altre. Lo sappiamo almeno dal 1859, anno di pubblicazione de L’origine delle specie, di Charles Darwin.
Evolutosi, come ogni altra specie, attraverso un processo di selezione, l’uomo è indissolubilmente legato a tutte le altre da una rete globale di relazioni la cui integrità è necessaria alla nostra sopravvivenza. Per comprendere in modo plastico e immediato come siamo connessi a tutti gli altri esseri – siano essi animali, piante, funghi o microrganismi – è utile tendere l’orecchio per ascoltare il pensiero del celebre scienziato. Scrive Darwin: quali animali potreste immaginare più distanti fra di loro che un gatto ed un bombo?

Eppure, le relazioni che legano questi due animali sono talmente strette che qualora venissero modificate, le conseguenze sarebbero tante e profonde. I topi, scrive Darwin, sono fra i principali nemici dei bombi, di cui distruggono i nidi e mangiano le larve. D’altronde i topi, lo sanno tutti, sono la preda preferita dei gatti. Quindi, dove ci sono più gatti ci sono meno topi e di conseguenza più bombi. Ora, i bombi rappresentano i principali impollinatori di molte specie vegetali ed è noto che maggiore e migliore è l’impollinazione, massimo sarà il numero di semi prodotti dalle piante. Dal numero e qualità dei semi dipende la presenza più o meno grande di insetti, i quali, rappresentano il nutrimento principale dal quale dipendono numerose popolazioni di uccelli. Potremmo continuare così a lungo, unendo un gruppo di viventi ad un altro: batteri, funghi, insetti, pesci, mammiferi, uccelli, cereali, rettili, orchidee, si succederebbero senza pausa gli uni agli altri, fino a perdere il fiato, come in quelle filastrocche che senza interruzione legano un evento a un altro.
Le parole di Darwin delineano quella che possiamo chiamare “la Rete della vita”, il fitto e ingegnoso intrico di relazioni che tiene insieme e rende interdipendenti tutti gli esseri viventi. È proprio questo il filo conduttore che attraverserà Pianeta Terra Festival, di nuovo a Lucca dal 5 all’8 ottobre 2023 per la sua seconda edizione.

Perché scegliere questo tema?
Perché nonostante sia dalla biodiversità che dipende la sopravvivenza dell’umanità, continuiamo a far scomparire tutto, indistintamente, al nostro passaggio. Anche gli altri esseri viventi, il cui numero si sta riducendo ad una velocità inimmaginabile. La corsa al consumo sta esaurendo non solo risorse come il suolo, i minerali e l’acqua dolce, ma qualunque bene naturale. In 50 anni, a partire dal 1970, il numero di animali che vivono sulla Terra è diminuito della metà. A questi ritmi di riduzione delle altre forme di vita, chiederci quanto ci vorrà prima che il Pianeta non riesca più a sostenere la nostra attuale “civilizzazione”, non è più una domanda retorica ma una serissima questione al cui studio dovremmo dedicarci in tanti. Comprendere l’interdipendenza di ciascun elemento della lunga catena di ciò che è vivo significa comprendere che non ci si salva da soli.


Durante i quattro giorni di Festival, a esplorare la rete della vita contribuiranno oltre 150 relatori: a Lucca arriveranno scienziati, antropologi, filosofi, economisti, storici, scrittori, artisti. Personalità di altissimo rilievo come – solo per fare qualche nome – Peter Wadhams, membro della Royal Geographical Society, tra i massimi esperti a livello mondiale di ghiaccio marino e degli oceani polari; Yadvinder Malhi, docente di Scienze degli ecosistemi presso la School of Geography and the Environment dell’Università di Oxford e direttore dell’Oxford Centre for Tropical Forests; Elisabetta Erba, docente di Paleontologia e Paleoecologia, insignita nel 2022 della prestigiosa Jean Baptiste Lamarck Medal; Paola Bonfante, docente di biologia vegetale all’Università di Torino e pioniera degli studi sulle relazioni tra piante e microrganismi; Giorgio Vallortigara, docente di neuroscienze e direttore Vicario del Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento; Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale presso l’Università Statale di Milano; Chiara Pavan, chef stellata, tra le prime a realizzare la cucina ambientale in Italia; Piero Papik Genovesi, zoologo impegnato nella conservazione delle specie animali presso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Fra i temi che saranno affrontati ci saranno la biodiversità, fenomeni estremi come siccità e alluvioni, l’aumento esponenziale della popolazione mondiale, il metabolismo del Pianeta, l’alimentazione del futuro, gli ecosistemi del passato, lo stato delle foreste e dei ghiacciai, la diffusione di specie aliene, la coscienza degli animali, gli ecocidi, la “letteratura verde” e tanto altro ancora. Questa manifestazione è una festa, oltre che un luogo di incontro e scambio di conoscenze.
Ci auguriamo che, durante le giornate che passeremo insieme, si crei una comunità. Una comunità coesa, consapevole del fatto che preservare la natura è diventato un imperativo categorico per la nostra sopravvivenza.

Testo Stefano Mancuso

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