La strada dei pellegrini

Cultura e pellegrinaggio sono termini intimamente connessi con un’esperienza collettiva frutto di un’epoca storica –il Medio Evo– nella quale il senso soprannaturale è stato sentito profondamente nei santuari che conservano reliquie importanti, divenuti mete di pellegrinaggi. Uno di questi itinerari di pellegrinaggio, senza il quale non è possibile comprendere la nostra cultura e identità comune, è il Cammino di Santiago. Si può dire che Il Cammino nei nostri giorni sia un fatto storico pieno di vitalità: un prodotto della storia dell’Europa, che è stato promosso dagli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso dalle autorità pubbliche, dalla Chiesa di Compostela e dalle associazioni di amici del Cammino di Santiago, sparsi in tutto il mondo.

Questo progetto di recupero, valorizzazione e promozione si è concentrato, nel caso della Galizia, sulla delimitazione e il ripristino del percorso di pellegrinaggio stesso, la creazione di una rete di settanta ostelli pellegrini, l’organizzazione di un programma culturale ogni anno, che aumenta in ogni Anno Santo (il prossimo sarà nel 2021) e l’incentivo della ricerca storica, con congressi internazionali, cataloghi di mostre, libri monografici e opere scritte da specialisti. In questo senso è di vitale importanza il lavoro del Comitato Internazionale di Esperti del Cammino di Santiago, composto da membri provenienti da Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Germania e Stati Uniti, con il professor Paolo Caucci dell’Università di Perugia come presidente. Importanti sono anche le relazioni istituzionali e la promozione congiunta tra il Cammino di Santiago e altre rotte di pellegrinaggio, come il Cammino Kumano (Patrimonio dell’Umanità) e il Shikoku henro, in Giappone. Oppure con il Jeju Olle Trail, in Corea del Sud, dove i coreani hanno creato un percorso che serve come allenamento prima di venire in Europa per realizzare il Cammino di Santiago.

Negli ultimi anni il numero di pellegrini jacopei che compiono almeno cento chilometri – a volte diverse centinaia di chilometri, dai Pirenei, dalla Francia o Germania o dal Portogallo – è aumentato, superando i trecentomila. Da origini chiaramente cristiane, il Cammino di Santiago è oggi un cammino ecumenico, profondamente spirituale e umano, popolato da pellegrini provenienti da tutto il mondo, cattolici, protestanti, anglicani e da persone che professano tutti i tipi di religioni, specialmente asiatici (buddisti o scintoisti) dal Giappone, dalla Cina e dalla Corea del Sud.

Questa rotta di pellegrinaggio, considerata dal Consiglio d’Europa nel 1987 come il Primo Itinerario Culturale Europeo, e patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1993,  non è, come potete ben capire, un percorso ordinario. Non è un itinerario escursionistico, anche se la presenza della natura, un mondo rurale composto da valli coltivate, montagne, fiumi e foreste, rappresenta un ambiente ideale per il pellegrino per sentirsi parte della Creazione. Ma il suo segno distintivo resta il peso storico di un percorso con milleduecento anni di cultura e tradizione.

Uno spazio sacro in cui gli attuali pellegrini, attenti agli stimoli ecologici, storici, tradizionali e spirituali, godono di un’esperienza unica e profondamente sentimentale. Sanno che stanno percorrendo un itinerario attraverso il quale migliaia e migliaia di pellegrini sono passati nei secoli passati. Possono godere di templi, cattedrali, monasteri e città storiche, ma soprattutto sentono l’ospitalità tradizionale, l’aiuto e la solidarietà degli hospitaleros volontari. E provano con vividezza un’esperienza molto particolare e intima con i loro compagni di viaggio, con la popolazione locale e con loro stessi.

Quali sono le chiavi del successo del Camino de Santiago? Veramente sono difficili da spiegare. Ma per cercare di capirle, sembra fondamentale sapere che si tratta di un fenomeno storico che mantiene una grande vitalità. I secoli centrali del Medio Evo costituirono un’epoca aurea per i pellegrinaggi rivolti al sepolcro dell’apostolo San Giacomo, tracciati nel territorio della cristianità latina.

Nel corso dell’XI secolo, nell’Europa occidentale si verificò un fiorire delle vie di pellegrinaggio aventi come meta questo santo sepolcro dell’estremo occidente del mondo conosciuto. Compostela fu il centro di un mondo devoto, creativo e cosmopolita, consacrato ad una esperienza collettiva nella quale vi erano la pietà cristiana, la fede nell’intercessione dell’apostolo Giacomo Maggiore e l’esercizio dell’ospitalità. Questa attività fu supportata da un Cammino che metteva in comunicazione la città di Santiago con il resto dell’Europa. Secondo Sant’ Agostino, il pellegrinaggio devoto rappresenta lo sforzo collettivo dell’umanità nel suo transito nel mondo materiale; il cammino che conduce alla patria celeste dalla quale proviene l’uomo e verso la quale si rivolge dopo un soggiorno temporaneo ed effimero nel mondo sensibile. Tenendo presente questo principio le peregrinazioni cristiane iniziarono il loro periplo di devozione nei  primi secoli della nostra era, con Roma e Gerusalemme come destinazioni principali.

Quando sorge il pellegrinaggio al locus sancti Iacobi nel nono secolo e si consoliderà durante i secoli centrali del Medioevo, l’ansia di entrare in contatto con l’ultraterreno viene ereditata dal santuario dedicato a San Giacomo. Pare evidente che, fin dalle sue origini, il fenomeno del Cammino di Santiago fu connesso con il sentimento cristiano di profonda devozione per le reliquie. In questo senso, il culto di San Giacomo Magno a Pistoia incoraggiò l’arcivescovo Diego Gelmírez nel XII secolo a inviare una reliquia dell’apostolo al vescovo Atto.

La scoperta della tomba di Santiago nel IX secolo confermò la notizia delle tradizioni legate al trasferimento del suo corpo da Gerusalemme alla Galizia. Una terra dell’estremità occidentale del mondo conosciuto che, secondo altre tradizioni, era stata evangelizzata da San Giacomo il Maggiore. Il vescovo Teodomiro di Iria (847) ebbe l’onore del celebre ritrovamento. Come conseguenza della scoperta della tomba, avvenuta tra gli anni 820-830, all’interno di un’arca sepolcrale, in un luogo quasi disabitato della diocesi di Iria Flavia, il re Alfonso II (791-842) ed il suo prelato patrocinarono la creazione dell’infrastruttura di base per la costruzione del santuario primitivo. La colossale basilica romanica iniziò ad edificarsi nel 1075, e la sua costruzione si conclude all’inizio del Duecento, con la realizzazione del Portico  della Gloria del maestro Mateo e la consacrazione della cattedrale nel 1211.

Nello spazio fisico e simbolico del percorso di pellegrinaggio a Compostela i sovrani medievali dimostrarono, nell’ambito artistico, la stessa decisione che dimostrarono creando l’infrastruttura primordiale della peregrinazione, riabilitando percorsi antichi, tracciando nuovi tratti, costruendo ponti, eliminando imposte e pedaggi e sostenendo la creazione di una rete assistenziale. Un aspetto significativo del fenomeno è rappresentato dal fatto che il Cammino di Santiago conti su un gran numero di santuari secondari dove si venerano reliquie celebri. Ma il principale miracolo cercato dal pellegrino medievale era il perdono dei suoi peccati e la sua rigenerazione spirituale. Un rinnovamento dello spirito ottenuto davanti all’altare maggiore della cattedrale di Santiago, situato supra corpus apostoli ed espresso attraverso la conchiglia di san Giacomo che ogni pellegrino cuciva ai suoi vestiti o portava appesa al collo. Poiché il significato simbolico di quella conchiglia, secondo il sermone Veneranda dies del primo Libro del Codice “Calixtino”, rimanda alle buone opere in cui il pellegrino deve perseverare fino alla fine dei suoi giorni.

L’entusiasmo devoto e spontaneo della gente iniziò a scemare per le crisi del XIV e del XV secolo: la Guerra dei Cento Anni, la peste nera del 1348 e la crisi generale riguardante la Chiesa latina e la società occidentale. Questa lunga guerra tra i regni di Francia e Inghilterra spinse i pellegrini inglesi a cercare la rotta marittima per la Galizia. La fede nel Cammino continuò ad alimentare la speranza dei pellegrini anche durante l’età moderna, facendo sì che l’esperienza religiosa e culturale del Cammino uscisse rafforzata con l’impulso devoto della Controriforma. Nemmeno il razionalismo dell’Illuminismo erose la credenza religiosa nel valore del pellegrinaggio e così il Cammino continuò la sua storia nell’Ottocento, nonostante le critiche dell’enciclopedismo e il danno causato dall’invasione napoleonica in Spagna e dalla Guerra dell’Indipendenza.

Il Novecento ha rappresentato un’epoca difficile, con guerre che minarono la convivenza europea. Con la scomparsa della tensione provocata dai due blocchi sociopolitici, testa a testa nella guerra fredda, si apre una nuova speranza verso la fine del Novecento, in conformità con una società europea che riscopre l’essenza dei valori universali del pellegrinaggio a Compostela. Una società democratica che decide liberamente ed in modo spontaneo, come nel periodo di origine del fenomeno del Cammino, di sostenere il valore morale che fece del pellegrinaggio a Santiago uno dei fatti che più contribuirono al consolidamento dell’identità europea ed allo sviluppo della nostra cultura.

 

Testo Francisco Singul – Xacobeo, Xunta de Galicia (Spagna)

 

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