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Maria Scarpellino Renzi

Calcutta era troppo distante per quella bimba, che iniziò comunque a mettere in pratica i suoi propositi con una compagna alle scuole elementari. Per merenda la mamma le preparava il pane con olio, sale e pomodoro strusciato, ma in classe con lei c’era una bimba che la merenda non l’aveva mai, così le offriva la sua, facendo però attenzione a non offenderla: «Per favore mangiala te, io non ho fame ma se la riporto a casa la mamma mi picchia!» Naturalmente non era vero, non sarebbe stata punita, considerava soltanto che quella bambina ne avesse bisogno di più di lei. Questa è Maria Scarpellino, persona da cui sgorga spontanea la gentilezza, ogni suo gesto e parola hanno il solo intento il donare agli altri ciò di cui hanno bisogno. Senza farlo pesare.
A coronamento di una lunga pratica nel volontariato, svolto in varie realtà cittadine, nel 2012 fonda Raggi di Speranza in Stazione, per istituzionalizzare il prendersi cura dei senza dimora. Ne è Presidente… molto fuori dalle righe, visto che non si tira indietro qualunque cosa ci sia da fare: incontrare le autorità o mettere in ordine la spesa che arriva da Banco Alimentare, preparare i pasti o incontrare i senzatetto che chiedono di essere accolti. Un’accoglienza che è l’abbraccio affettuoso di una famiglia, donato ogni sera nella busta con il cibo, insieme alla certezza di essere ascoltati e di “trasformare le lacrime in sorrisi”, come un senzatetto una volta disse a Maria.
È una visione non sempre compresa, ma la cui portata sociale influenza in maniera significativa l’equilibrio della comunità che ne trae beneficio: gli “invisibili” sanno che qui trovano rispetto, affetto, sostegno, senza alcuna forma di giudizio, o di pre-giudizio. Raggi riconosce il merito alla buona volontà, ed è in questa prospettiva che assolve a una funzione sociale di grande rilevanza, attenuando la disperazione di chi non ha più riferimenti, contenendo disagi che, diversamente, potrebbero sfociare in importanti forme di devianza.
L’accoglienza secondo Maria viene da lontano, confortata anche da persone con i suoi stessi sentimenti, valori, principi: lei, Giampiero Tesi e dalle rispettive famiglie si sono sostenuti con la semplice certezza della reciproca presenza, ogni volta che serviva. La loro amicizia nacque a Lourdes, dove erano volontari con Unitalsi, e crebbe nella forza di una fede che sempre li ha trovati pieni di energie per aiutare gli ammalati. Oggi che Giampiero non c’è più, è il nipote Fabrizio a garantire la presenza della propria famiglia, spiritualmente e materialmente, in favore di Raggi di Speranza: «Il suo lavoro è un esempio straordinario di altruismo e di responsabilità sociale poiché ha saputo costruire una rete che va oltre al semplice intervento assistenziale, abbracciando l’umanità e la dignità di ogni essere umano. Grazie al suo coraggio, alla sua visione e alla sua generosità, rappresenta indubbiamente una fonte d’ispirazione per tutti, mostrandoci ogni giorno come la solidarietà e la cura degli altri possano trasformare il mondo in cui viviamo.»

Il mondo di Maria attrae come una calamita: insieme ai disperati, da lei arrivano persone di buona volontà che svolgono il lavoro quotidiano per la preparazione e distribuzione dei pasti, ma non solo. Infatti, stimolandosi vicendevolmente, attivano iniziative complementari non meno utili: per esempio, lo scorso marzo alcuni volontari hanno costituito Oltreverde Impresa Sociale, per dare opportunità di lavoro e integrazione. Non da meno “Attraverso gli occhi di un senza tetto”, ovvero un suggestivo percorso per andare alla scoperta di luoghi noti, da scoprire però secondo il punto di vista di chi abita la città come casa.
A riconoscimento del merito di ciò che questa donna ha realizzato, di nascosto da lei alcuni volontari ne hanno promosso la candidatura a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, titolo che lo scorso 2 giugno le è stato conferito ufficialmente: è, come la definiscono i volontari «Cavaliere la cui spada è forte della consapevolezza di aver aiutato tante persone a riscattare la propria vita, dando loro nuove opportunità.»

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