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Paesaggi poetici

Chi proviene da Pistoia o da Lucca può raggiungere la piazza della chiesa, ad un’altitudine di circa 850 metri, uscendo dalla strada statale 12 dell’Abetone e del Brennero, che costeggia il torrente Lima, tributario del fiume Serchio, poco dopo la deviazione per Cutigliano. Il paese di Pian degli Ontani è affacciato sulla valle del torrente Sestaione, in un territorio che in antico, verosimilmente, era tappa estiva della transumanza dei pastori (pratica iscritta negli elenchi dei patrimoni immateriali dell’umanità Unesco). Secondo la leggenda, invece, queste terre, per la loro conformazione geografica difficilmente accessibile, davano protezione a esiliati e briganti.

una pietra con incisi alcuni versi della poetessa pastora Beatrice Bugelli

Nella piazza dell’Acerone si trova la chiesa dei Santi Maria e Cirillo, divenuta vera e propria parrocchia nel 1785 per volontà del vescovo giansenista Scipione de’ Ricci, che intendeva riformare la chiesa e il clero a partire dal rafforzamento delle condizioni di vita materiale delle comunità marginali e periferiche quali erano, allora come in parte oggi, le zone montane. Il paese era ed è formato da diverse borgate e case sparse, ognuna con il proprio metato o seccatoio delle castagne – per secoli alla base dell’alimentazione delle popolazioni appenniniche – e con la propria aia munita di piastroni in pietra, per la battitura di grano e segale. I nomi delle borgate richiamano le attività tradizionali legate all’acqua e al lavoro nelle foreste: La Peschiera, La Sega, La Motta, Serrin dell’Erba, La Segaccia, Pian di Catino, Le Costi e tante altre. Una di queste, Pian di Novello – dai novelli, cioè le piantine di castagno trapiantate nelle selve (boschi di castagno da frutto) dopo essere state innestate – è quella che con la modernità del dopoguerra ha conosciuto il maggior sviluppo, legato principalmente al turismo invernale che oggi appare già come un lontano ricordo, a causa del cambiamento climatico e della forte riduzione di nevicate. Il Villaggio Cimone, realizzato per iniziativa di Giuseppe Arpioni nel 1954 come campo scuola estivo per formare le giovani generazioni e avere così un antidoto contro nuove guerre, ha visto soggiornare nel tempo parti importanti della classe dirigente italiana.

Val Sestaione

Direttamente dalla piazza si può raggiungere a piedi uno dei simboli della valle del Sestaione: la Torre del Fattucchio, un blocco monolitico di arenaria tra il torrente e la dorsale montuosa, il cui nome secondo la leggenda è riconducibile alla presenza di una fattucchiera impegnata a custodire il tesoro nascosto alla base del masso e pronta a colpire con sventure e calamità chiunque si azzardi a ricercarlo. Il percorso inizia percorrendo viale Beatrice, un vero e proprio itinerario letterario dedicato alla celebre poetessa pastora Beatrice di Pian degli Ontani (vedi box) che attraversa il paese e prosegue fino al Sestaione immerso nella natura.
In località la Frassa, ultima tappa del parco culturale, finisce la strada asfaltata e il sentiero, sterrato appena attraversato il torrente, risale sulla sinistra idrografica per poche centinaia di metri fino al punto in cui si può iniziare a salire sulla terrazza panoramica della Torre del Fattucchio, dopo un tratto ripido e roccioso.
Sempre a piedi, dal Sestaione si può proseguire e raggiungere l’ingresso della Riserva naturale biogenetica di Pian degli Ontani, tappa imperdibile. La Riserva, gestita dal Reparto Carabinieri Biodiversità ed estesa tra i 1100 m e i 1700 m di altitudine, è una delle più significative dell’Appennino. Si tratta di una faggeta secolare che offre alcuni chilometri percorribili da tutti, anche con passeggino, su asfalto e su fondo sterrato con lieve dislivello, oltre ai sentieri ad anello che entrano nel bosco fino alle alture. Aree pic-nic, sorgenti e pannelli illustrativi permettono la fruizione del bosco, usato ai tempi del Granducato di Toscana come fonte di legname per ottenere carbone vegetale e legno da costruzione, parte del quale raggiungeva l’arsenale di Pisa, fabbrica delle imbarcazioni, attraverso il fiume Serchio, sopra appositi zatteroni che caricavano i tronchi a Barga, dove giungeva dai monti la “via dei remi”.
È ricostruita una carbonaia, a ricordo della dura attività che permetteva di ottenere il combustibile per le ferriere e per la quale i montanini pistoiesi emigravano per buona parte dell’anno. “L’Orto di Giovannino”, pregevole manifestazione di land art, consente di esplorare il tema del gioco con le sue installazioni artistiche in materiali naturali. Oltre alla Riserva biogenetica, vale la pena raggiungere, tramite escursioni un po’ più impegnative, il Lago Nero, sorgente del Sestaione sui crinali appenninici, e il Prato Bellincioni.

Persona illustre legata a Pian degli Ontani e rappresentativa della storia della valle è Beatrice Bugelli, che conquistò la curiosità di tanti letterati grazie alla sua vulcanica e prodigiosa capacità di improvvisazione poetica. Nacque e crebbe in realtà nella borgata del Conio, sopra il paese del Melo di Cutigliano, nella val di Lima, e sotto i crinali della Cima Tauffi; si trasferì in occasione del matrimonio poco sopra il Sestaione, a Pian di Catino presso la casa del marito. Pur analfabeta, aveva acquisito la predisposizione al canto ascoltando il padre scalpellino, con cui condivideva l’emigrazione stagionale in Maremma. La sua lingua era l’italiano nella forma più pura, elemento di valore nell’epoca risorgimentale, in cui la patria veniva associata all’identità linguistica. Contribuirono a farla conoscere in Europa e in America il critico d’arte britannico John Ruskin e Francesca Alexander, abile pittrice, appartenente a una famiglia benestante trapiantata a metà ‘800 da Boston a Firenze e abituata a passare le estati alla stazione climatica dell’Abetone.
La Alexander, che con Beatrice strinse un’amicizia autentica e fortissima nonostante la diversa estrazione sociale, pubblicò “Roadside Songs of Tuscany” nel 1884 e “Tuscans Songs” nel 1897, trascrivendo i canti che ascoltava e raccoglieva direttamente da pastori e boscaioli, corredandoli con disegni raffiguranti elementi naturali e sociali dell’Appennino, facendo spesso posare gli abitanti della montagna e ritraendoli con i loro vestiti tradizionali.

Testo Lorenzo Cristofani
Foto David Dolci

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