Passaggio di consegne alla Fondazione Caript

In primo piano il Dott. Lorenzo Zogherisullo sfondo il Dott. Luca Iozzelli

Per te Luca sono stati 4 anni davvero molto intensi alla guida della Fondazione Caript, caratterizzati sia da eventi importantissimi come Pistoia Capitale della Cultura ma anche dalla recente pandemia da Covid-19. Anni determinanti, che hanno visto crescere a 360 gradi l’impegno della Fondazione per il territorio e la nascita di importanti realtà come Fondazione Pistoia Musei e GEA. Puoi farci un bilancio di questo periodo? Come continuerà il tuo impegno per la città?

Questi quattro anni alla guida della Fondazione Caript sono stati, allo stesso tempo, molto impegnativi ma anche motivo di gratificazione personale. Per questo devo ringraziare i Consiglieri generali che mi hanno eletto e che hanno accompagnato questo mandato svolgendo fino in fondo il loro ruolo istituzionale di indirizzo e controllo del nostro Ente, i Consiglieri di amministrazione preziosi e appassionati collaboratori e poi tutti i nostri dipendenti che si sono fortemente impegnati per raggiungere i risultati tempo per  tempo individuati.

E i risultati, mi pare, parlano chiaro: nel periodo 2016-2019 la Fondazione ha deliberato erogazioni per la somma complessiva di quasi 54 milioni di euro e al tempo stesso il patrimonio si è incrementato del 16% circa e sono cresciuti sia i fondi a disposizione per le erogazioni future (+51%) che quelli a tutela del patrimonio per rischi derivanti dalle oscillazioni di mercato (+150%). D’altra parte, abbiamo cercato di qualificare maggiormente anche il nostro processo erogativo: siamo passati da 6 bandi specifici del 2015 a 12 degli anni successivi. Ci siamo fortemente impegnati inoltre per costruire una maggior relazione della nostra Fondazione sia con le comunità presenti nel nostro territorio di riferimento e di conseguenza con i cittadini che ne fanno parte, sia con gli altri Enti pubblici e privati che sullo stesso operano.

In detta direzione era perciò necessario, anche a livello simbolico, che la sede della Fondazione fosse considerata un luogo facilmente accessibile e a disposizione di tutti coloro che avessero necessità di spazi all’interno dello stesso, in particolar modo delle diffuse e variegate espressioni dell’associazionismo della provincia di Pistoia, enti e associazioni con le quali spesso la Fondazione aveva avuto rapporti.

Inoltre, era pure fondamentale che chiunque avesse avuto necessità di rapportarsi con il nostro Ente trovasse facili e celeri vie di relazione con il Presidente, con i singoli Consiglieri, con il Direttore, con il personale della Fondazione, in base alle diverse problematiche e istanze.

Una casa di vetro, assolutamente trasparente, accogliente e aperta all’esterno: così doveva apparire ed essere la Fondazione per tutti i cittadini pistoiesi.

Esisteva inoltre l’esigenza di consolidare stabili, continuativi, fruttuosi rapporti con le altre espressioni istituzionali del territorio (i Comuni, la Provincia, la Regione, la Camera di Commercio, le diocesi, ecc.), nonché con i cosiddetti “corpi intermedi” (sindacati, associazioni di categoria, associazioni di volontariato, ecc.), ciò al fine non solo di favorire una rete di collaborazione con questi diversi soggetti tesa a “fare squadra” rispetto alle problematiche delle comunità territoriali, ma anche con la finalità di poter verificare i bisogni emergenti e futuri del territorio provinciale. L’indagine demoscopica che abbiamo commissionato all’istituto Demopolis e recentemente pubblicato sul nostro sito mi pare dimostri ampiamente che i sopraindicati obiettivi sono stati raggiunti, nel senso che sempre più la Fondazione è avvertita dai cittadini come punto di riferimento essenziale a livello provinciale non solo per la sua capacità di intervento nei diversi settori nella quale è impegnata, ma anche come soggetto capace di “fare sistema” con gli altri Enti e organizzazioni territoriali, che spesso sono stati soggetti, negli ultimi anni, a profondi cambiamenti. Fra i nostri progetti più ambiziosi in questi stessi anni ci sono, come avete sottolineato, il polo museale Fondazione Pistoia Musei e l’acquisizione completa dell’intero capitale dell’ex Cespevi, società oggi denominata GEA.

Il progetto del Polo Museale ha richiesto importanti investimenti per adeguare a fini espositivi il piano terra di Palazzo de’ Rossi, che ospita la nostra collezione permanente, nonché i locali di Palazzo Buontalenti dedicati alle mostre temporanee. Inoltre, è in via di completamento il restauro della chiesa più antica della nostra citta, San Salvatore, che racconterà assieme alla storia di quell’antico insediamento religioso anche la storia delle radici della città di Pistoia. È infine da pochi giorni partito il cantiere per l’intervento strutturale su Palazzo dei Vescovi per rendere accessibile detto immobile come vero e proprio museo. I sopraindicati interventi sono stati una naturale prosecuzione dell’anno 2017 nel quale la nostra città ha ricevuto l’ambito riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura. Da aprile 2019 abbiamo già dato luogo a una mostra temporanea, Italia moderna, di artisti italiani del ’900 con opere provenienti dalla prestigiosa Collezione Gallerie d’Italia di Banca Intesa e a un’esposizione permanente di opere di artisti pistoiesi del ’900 provenienti in gran parte dalle collezioni della Fondazione e di Banca Intesa concesse in comodato decennale al nostro Ente. Le mostre sono state visitate da circa 10mila persone, mentre le attività collaterali hanno registrato circa 4mila presenze, segno di un vivo interesse dei cittadini del nostro territorio a qualificate offerte in campo artistico.

Il progetto di GEA ha visto la completa manutenzione del complesso immobiliare di proprietà della società di circa 25 ettari confinante con l’area in cui insiste l’Ospedale S. Jacopo.

La missione sociale, definita nel nuovo Statuto, è di promuovere, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, con università, con associazioni e con altri centri, lo sviluppo della ricerca e dell’imprenditoria sul territorio della provincia di Pistoia, con particolare riferimento ai settori dell’agricoltura sostenibile, dell’energia rinnovabile, dell’economia circolare, nonché al benessere dei cittadini e in genere alla tutela e valorizzazione delle risorse locali.

Per perseguire la propria missione sociale, sono stati avviati studi e contatti per realizzare progetti strategici relativi allo sviluppo di un Parco Scientifico e Biotecnologico dotato di servizi avanzati e di infrastrutture per la ricerca e alla promozione di un vasto Parco Urbano e Territoriale periurbano, di cui l’area di GEA dovrebbe costituire il cuore qualificato. È stato inoltre avviato un ampio confronto con Uniser, sede del polo universitario pistoiese, per sviluppare congiuntamente attività didattiche per l’alta formazione universitaria nei settori dell’economia sostenibile. E dunque sono fiducioso che nel prossimo futuro queste nuove attività della Fondazione possano imprimere una decisa spinta alla ripresa dello sviluppo del nostro territorio, dopo decenni di difficoltà e declino.

Prima di tutto complimenti per questo nuovo e prestigioso incarico alla guida di una delle più importanti realtà cittadine. Negli ultimi anni la Fondazione si è distinta – oltre a consolidare sempre di più manifestazioni già affermate, una su tutte Dialoghi sull’Uomo – per il grandissimo e spesso indispensabile sostegno alla crescita sociale, culturale e turistica di Pistoia e di numerose realtà del territorio. Come vedi il futuro della nostra città e quali saranno gli obiettivi della Fondazione Caript durante il tuo mandato?

L’obiettivo che ho voluto porre al centro del mio programma di mandato è quello di “valorizzare la comunità”, perché le difficili sfide che il futuro pone davanti a noi potranno essere vinte sole se il nostro Territorio le affronterà non come una pluralità di individualità slegate, ma come un soggetto collettivo, capace di darsi una strategia condivisa e fondato su una relazione sociale che poggia su una comune appartenenza soggettivamente sentita dagli individui che vi partecipano, nessuno dei quali deve sentirsi un estraneo rispetto all’altro. In questa prospettiva la Fondazione dovrà accrescere:

A) la sua capacità di aggregare i vari attori del Territorio, per far sì che lavorando su obiettivi comuni, possano essere elaborate strategie comuni; e questo sarà possibile farlo perché alla Fondazione la sua capacità di innovare e di sperimentare, non solo in campo tecnologico ma anche dal punto di vista culturale e organizzativo, in modo da contribuire a creare un ecosistema favorevole allo sviluppo delle imprese e alla realizzazione delle persone. Per concretizzare quest’ultimo obiettivo, sarà necessario operare affinché il nostro Territorio possa offrire servizi formativi e culturali dila sua capacità di ascoltare il Territorio per conoscerne meglio e più a fondo le problematiche e i bisogni. Per far questo sarà necessario collaborare con gli Enti del Terzo Settore, con i quali potranno essere sperimentate nuove forme di dialogo e di confronto sia nella fase di individuazione dei bisogni che  nella fase di ideazione e di attuazione degli interventi; e sarà altresì necessario che sia assicurata in tutti gli organi della Fondazione un’adeguata rappresentatività dal punto di vista territoriale;

B) la sua capacità di aggregare i vari attori del Territorio, per far sì che lavorando su obiettivi comuni, possano essere elaborate strategie comuni; e questo sarà possibile farlo perché alla Fondazione sono riconosciute, grazie alle modalità con cui in passato ha sempre operato, autonomia e indipendenza;  alto livello, personale qualificato e infrastrutture adeguate e sia in grado di accogliere produzioni innovative e di valorizzare quelle già esistenti nonché i beni ambientali e storico-artistici presenti.

C) la sua capacità di innovare e di sperimentare, non solo in campo tecnologico ma anche dal punto di vista culturale e organizzativo, in modo da contribuire a creare un ecosistema favorevole allo sviluppo delle imprese e alla realizzazione delle persone. Per concretizzare quest’ultimo obiettivo, sarà necessario operare affinché il nostro Territorio possa offrire servizi formativi e culturali di alto livello, personale qualificato e infrastrutture adeguate e sia in grado di accogliere produzioni innovative e di valorizzare quelle già esistenti nonché i beni ambientali e storico-artistici presenti.

D’altra parte, anche dalla ricerca condotta da Demopolis, è emersa la richiesta alla Fondazione di interpretare il ruolo di stimolo allo sviluppo, alla coesione e all’innovazione, insieme alla richiesta di moltiplicare le attività di impatto più duraturo. In quest’ottica, come ho sottolineato nel mio programma di mandato, potranno anche essere subito attuate azioni sinergiche con altri enti per consentire alle imprese accessi a finanziamenti finalizzati a sostenere la formazione del personale, la digitalizzazione e la trasformazione dei loro modelli organizzativi e relazionali e la loro partecipazione a bandi a gestione diretta e indiretta dell’Unione Europea. In altre parole, saremo di aiuto al nostro territorio solo se continueremo a sostenere e a implementare azioni che rilanceranno investimenti, competenze, merito e ricerca e che, in sintesi, avranno cura di rafforzare il capitale umano, nella consapevolezza che non possiamo immaginare il futuro della nostra Provincia basandosi su un’idea di assistenza giustificata dal bisogno, perché questo avrebbe effetti deleteri per le generazioni future. E questo penso che potrà essere attuato perché alla Fondazione è consentito di avere una visione lunga, non dovendo inseguire per i suoi interventi né un profitto immediato, come l’imprenditore, né un consenso immediato, come il politico.

a cura della Redazione

 

 

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