Dai monti si dominano le valli, si vede lontano e si immagina il futuro. Non è solo questione di sguardo ma anche di visione. E tra i crinali di Cutigliano c’è un esempio concreto, grazie all’intraprendenza di un giovane imprenditore locale. Si chiama Gregorio Ceccarelli e una decina di anni fa ebbe un’idea in apparenza folle: produrre il primo vino della Montagna Pistoiese. Supportato da professionisti del settore, individuò qualche appezzamento idoneo da strappare alla voracità del bosco. Non cosa semplice, perché anche oggi per raggiungere il luogo coltivato è necessario arrampicarsi per strade ciottolose. Torna utile una 4×4 da cavalcare con un po’ di fiducia che sarà ricompensata dopo l’arrivo a destinazione. Tra i filari precisi che pettinano i declivi, esattamente sotto la funivia che porta alla Doganaccia, si dominano i monti accarezzati dalla voglia di non andar più via. La visuale è affascinante e aiuta a comprendere l’eroismo di questa coltivazione. Le prime viti sono state messe a dimora nel 2014 per saggiare la loro resistenza ai rigurgiti d’inverno nei mesi primaverili. Quel tentativo fu il seme che dette vita all’azienda agricola “Terre dei Lontani”. Un nome che già dice molto e affonda le proprie radici nel passato. Un tempo nella valle del Sestaione venivano confinati eretici, bestemmiatori, bracconieri; scappare o giungere in questa vallata non era facile per caratteristiche geografiche e metereologiche. Faceva freddo e molto.

Ed è proprio questa caratteristica territoriale che ha reso ancora più accattivante la caparbia impresa di Ceccarelli che, pian piano, ha affinato le proprie tecniche agronomiche ed enologiche. Dall’anno di sperimentazione ad oggi tanto è cambiato. Le viti hanno preso il giusto vigore, la superficie coltivata è arrivata a due ettari e mezzo, mentre le bottiglie prodotte sono 5000. La visione, però, non termina perché l’intenzione è quella di recuperare altri terreni dove, un tempo, c’erano castagni ben curati.
Dal campo, alla vinificazione per produrre tre diversi vini: a farla da padrone è il Pinot Nero, vinificato in rosso e in bianco da cui si ottiene un Rosé. A questa accoppiata si unisce un bianco la cui base è il Riesling. Sono vini che si portano dietro il gusto della montagna: il bianco, se bevuto giovane, con i suoi profumi e una spiccata freschezza, il rosso e il rosato con nette note fruttate. Vengono subito in mente le associazioni territoriali da raccontare per dipingere il gusto di ciò che si beve.

Pure la cantina sembra assumere le vesti di una storia da raccontare. È stata ricavata in un patio adiacente all’abitazione del proprietario, a Pian degli Ontani. Tra barrique e serbatoi in acciaio Inox, compaiono gli strumenti del lavoro. Tutto è stretto, ma odora di passione. Comprese le bottiglie, con le etichette attaccate a mano una a una, come se fossero pezzi artigianali. Tra campi, viti, botti e serbatoi, il vero valore del primo vino della Montagna Pistoiese è la passione del produttore. La si può ritrovare in bottiglia e bere ovunque, così da poter assaporare una storia che parte da lontano.
Testo di Emanuele Begliomini
Fotografie di Carolina Begliomini, Archivio Gregorio Ceccarelli




