Un Nido nel bosco

Elena Cini e il marito, barone Antonio French

Immerso nei folti boschi che sovrastano l’abitato di San Marcello Pistoiese, sorge il Nido, una curiosa casetta in stile nordico, ideata e fortemente voluta nel 1875 da Elena Cini e dal marito, barone Antonio French, per allontanarsi dal mondo chiassoso e frenetico della realtà vivace di Firenze e respirare un’aria salubre e benefica adatta alle delicate condizioni di salute della stessa Elena, affetta, come ogni eroina romantica, da una leggera forma di tisi.

Il progetto dell’abitazione e la scelta di inusuali soluzioni architettoniche, rispecchia la personalità dei due coniugi, l’unione e la sintesi perfetta dei loro background e del contesto culturale di appartenenza, intellettuale e cosmopolita. Il padre di Elena, Bartolomeo, infatti, era membro della famiglia Cini, la quale aveva investito nel territorio di San Marcello parte delle proprie risorse nella produzione di carta e panni feltri. Al fine di tenersi aggiornato sugli ultimi ritrovati tecnico- scientifici e produttivi, il nostro compì svariati viaggi alla volta di quei paesi europei comunemente ritenuti all’avanguardia nel settore, entrando in contatto con personaggi del calibro dei fratelli Montgolfier e visitando l’Esposizione Universale tenutasi a Londra nel 1851, come testimoniano puntualmente i suoi diari di viaggio.

Casa de Nido di Elena Cini e il marito Barone Antonio French

Di diversa natura, le vicende della famiglia della madre di Elena, Nerina Tighe. Ella, era figlia di Lady Margaret Mountcashell e del poeta George Tighe che, nel 1814, avevano deciso di trasferirsi a Pisa dalla nativa Irlanda per le stesse complesse vicende familiari che consigliarono loro di farsi conoscere come Mr e Mrs Mason. Nell’abitazione pisana, i due intellettuali ospitarono gli amici letterati Percy e Mary Shelley che trovò ispirazione nelle bambine di casa per la stesura del racconto pedagogico Maurice or the Fisher’s cot, fortunosamente ritrovato in forma autografa nella biblioteca di casa Cini. Fu proprio in virtù dell’appartenenza al mondo anglosassone che Elena iniziò a frequentare gli stimolanti salotti fiorentini degli anglobeceri dove incontrò il marito, Antonio French. Egli, rampollo di una famiglia di origine irlandese, fondatrice del banco Lemon & French, dopo la nomina a vice console di Gran Bretagna per la Toscana Orientale, divenne personalità di spicco anche a livello internazionale.

La vicinanza di Elena e Antonio alla comunità anglo-americana fiorentina introdusse loro a una nuova concezione dell’abitare, denominata Florentine style, permeata da ideali romantici ed eclettici che, prendendo spunto dagli stilemi medievali e rinascimentali, ben si inserivano nel contesto storico-artistico e architettonico della città stessa.

Anche il Nido, costruito su progetto del barone Antonio, come emerge dalle pagine del suo taccuino, rientra a pieno titolo in questo filone polistilistico e fortemente suggestivo: non solo, quindi, un cottage inglese, originariamente coperto da un tetto di paglia, ma un rifugio contaminato da elementi tipici dello stile nordico. Elena e il marito attratti dalla verginità dei territori dell’Appennino Pistoiese li elessero a loro eremo, plasmando la natura attraverso una progettazione di un parco dal gusto Romantico e Pittoresco. Il risultato era uno spazio silente e mistico dove potersi perdere per poi, inevitabilmente, ritrovarsi, alla maniera suggerita da Violet Paget, amica della coppia, nel suo famoso saggio dal titolo Genius Loci. Tale narrazione estetica prosegue all’interno del Nido attraverso l’organizzazione degli spazi, gli arredi rustici e vernacolari, quasi a riproporre lo stile delle abitazioni dei contadini della Montagna Pistoiese, arricchito, però, con citazioni di più ampio respiro. Il fascino della vita rurale e semplice si intrecciò subito con la scoperta degli aspetti spirituali della natura. La casa del Nido, così ideata, divenne luogo perfetto per ospitare gli amici intellettuali con i quali dar vita a un cenacolo esclusivo, non marginale nell’avvio del processo di apertura culturale e di riscatto sociale di aree periferiche del Paese, come la Montagna Pistoiese.

altra veduta della Casa del Nido

testo Elena Zinanni

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