Con i suoi 106 km di lunghezza totale, si sviluppa dentro un territorio storicamente articolato e complesso. Vi si addentra con l’intento dichiarato di conoscerlo e renderlo noto al camminatore che lo percorre. È la Via Medicea, così si chiama l’itinerario che inizia presso le Cascine medicee di Tavola (Prato) e, dopo aver attraversato i territori comunali di Poggio a Caiano, Carmignano, Montelupo Fiorentino, Quarrata, Vinci e Cerreto Guidi, termina a Fucecchio, presso la rocca Corsini, collegandosi alla Via Francigena e attraversando otto Comuni e tre diverse Province (Prato, Pistoia e Firenze). Per un camminatore mediamente allenato sono necessari dai quattro ai cinque giorni per percorrerla nella sua interezza.
L’area attraversata dalla Via Medicea fa capo al Montalbano e alle due grandi pianure distese ai suoi piedi, a NE ed a SO; un’area che durante il Medioevo ha visto formarsi nel suo seno un insieme territoriale puntiforme, aggregato intorno ai centri fortificati che, avendo contatti continui con realtà più ampie quali le quattro città presenti alle sue porte (Firenze, Prato, Pistoia ed anche Pisa, sebbene leggermente più distante) non si è caratterizzato per essere un mondo chiuso, bensì aperto alle più generali condizioni storico-politiche ed ambientali. Non bisogna inoltre dimenticare che, sempre nel Medioevo, il Montalbano fu un territorio di frontiera dotato di una rilevanza strategica e di un’intensa vocazione militareterritoriale; fu infatti il luogo in cui grandi consorterie signorili edificarono una nutrita serie di strutture militari che oggi la Via Medicea incontra lungo il suo percorso.
Con la fine del Medioevo e l’inizio dell’Età moderna, questo territorio andò incontro ad un cambiamento radicale e da area di frontiera a carattere militare e puntiforme si trasformò in un sistema territoriale complesso dove pianure, colline e parte alta del
monte si integravano vicendevolmente, catalizzandosi nella politica patrimoniale e territoriale dei Medici. Questi, nel corso degli anni Settanta del ‘400, fecero la loro comparsa iniziando una lenta penetrazione patrimoniale nell’area di Poggio a Caiano e della pianura acquitrinosa confinante dove poi sorgerà la Cascina laurenziana, non a caso luogo di partenza della Via Medicea. Successivamente questa penetrazione iniziò a risalire il versante del monte in direzione di Artimino proseguendo anche sulla parte sommitale del rilievo. Alla fine del Quattrocento il versante settentrionale del Montalbano aveva già risposto in pieno alle grandi trasformazioni politiche che vedevano il progressivo passaggio all’egemonia politica, territoriale e patrimoniale del casato mediceo.]
Con l’Età moderna l’intera area con al centro il Montalbano vide l’estendersi di una nuova presenza di assoluto rilievo: quella del Principe e delle sue logiche di possesso territoriale. Si trattava di un modo nuovo di governare il territorio, dove alle tradizionali produzioni della poliagricoltura mezzadrile (olio, vino e grano), si univano possibili vocazioni (riso e allevamento di animali per prodotti lattiero-caseari) e spazi di solennità e ricreazione (caccia e allevamento di animali esotici). Tutti aspetti questi che, nell’arco di un lungo periodo che dalla fine del Quattrocento arriva al 1737, marchiarono a fuoco il territorio compreso fra Prato e Fucecchio, tra Cerreto e Artimino e fin nella Valdinievole, rendendo possibile la costruzione di un vero e proprio paesaggio nuovo.
La Via Medicea, percorrendolo, ha il compito di mostrare e far capire al turista-camminatore la genesi e lo sviluppo di questo processo plurisecolare fornendogli così una chiave interpretativa per decifrare la struttura profonda del paesaggio odierno del Montalbano e delle due pianure limitrofe.

La Via Medicea nel territorio di Quarrata
Nel tratto dove la Via Medicea percorre il crinale del Montalbano e transita presso la località Sant’Alluccio, si stacca una diramazione che compiendo un largo giro, prima scendendo in località Fagiana Alta, poi toccando il podere Maestrino, la chiesa di Buriano e il borgo di Tacinaia, scende a Quarrata, per dirigersi verso villa La Magia. Dalla Villa, attraversando le località sparse Case Ferretti, Leano, Maccione, il borgo di Lucciano e Bracali, risale il ripido versante settentrionale del Monte Fiore
(sulla vetta del quale, nel Medioevo era presente una grande fortezza) per guadagnare nuovamente il crinale e dirigersi verso l’enigmatico monolite Sasso di Pietra e poi discendere nella piana empolese.
Si tratta di un anello lungo circa 15 km che si percorre in circa 4 ore e mezza (escluse le soste) e che richiede un certo impegno per i sensibili dislivelli che si devono superare, sia in discesa che in salita. La fatica viene però ampiamente ripagata dai panorami che si possono vedere dalla parte alta del percorso, mentre si scende, in direzione di Pistoia, Serravalle e tutto l’arco appenninico pistoiese-pratese. Ma oltre ai panorami, è la presenza lungo il percorso di segni storici e architettonici evidenti a caratterizzare questo tratto della Via Medicea. Tali segni permettono di comprendere la genesi di questo territorio lungamente conteso fra Pistoia e Firenze e anche la formazione del suo paesaggio storico così fortemente condizionato dalla morfologia (il Montalbano in primis) e dalla presenza di due città come Pistoia e Firenze che piegarono alle proprie esigenze i loro rispettivi contadi.

Morfologia, litologia, acqua, viabilità e insediamenti storici
Può essere di qualche utilità per il camminatore che percorre la Via Medicea dal crinale del Montalbano in direzione di Quarrata, porre sotto la lente di ingrandimento della storia del paesaggio quel piccolo lembo di territorio di circa 1,5 km2 che si estende nella parte alta di tre piccoli corsi d’acqua (rio di Buriano, rio di Tacinaia e rio del Pantano o di Pontaccio), alle spalle del capoluogo comunale. Si tratta di un’area delimitata, partendo da Est e muovendosi in senso orario, dal confine comunale che corre fra Colle e Spazzavento, dalla isoipsia dei 250 metri, dal borgo di Buriano e dai poderi Bonto, Paretaio (microtoponimo altamente evocativo) e Pollaiolo, che a Nord chiudono questo poligono dalla forma irregolare, percorso dal turista che scende lungo il tragitto della Via Medicea.
Se mettiamo a confronto tre immagini di questo territorio facenti riferimento al 1820 (Catasto leopoldino), al 1954 (primo volo con foto aeree della Toscana) e al 2025 (Maps), intercalandole con la cartografia regionale in scala 1:10.000 e con la carta litologica della Toscana, possiamo fare alcune deduzioni interessanti sull’evoluzione a cui è andato incontro negli ultimi due secoli il paesaggio collinare prossimo a Quarrata.
Il territorio in esame presenta una morfologia collinare tormentata caratterizzata da una pendenza media di tutto rispetto (18%), alla quale si deve sommare quella che interessa i fianchi dei tre impluvi che, per quanto piccoli, risultano decisamente incassati. È questo infatti il risultato dello scorrere di questi tre corsi d’acqua nella Formazione di Sillano, la roccia di cui sono costituite queste colline, incoerente, facilmente erodibile dalle acque meteoriche, oltre che instabile e soggetta a fenomeni franosi. La quota dei 250 metri rappresenta più o meno il limite altimetrico di questa Formazione di Sillano e quindi il punto di contatto con una roccia assai più tenace (il Macigno) che caratterizza la parte alta e boscosa dell’intero Montalbano. Questo fenomeno ha condizionato decisamente la storia insediativa dell’uomo, soprattutto nei secoli passati quando la tecnologia non riusciva ad eludere i vincoli ambientali; ancora oggi il paesaggio in questione presenta sopra i 250 metri un manto boschivo ininterrotto e pendenze assai più elevate, mentre al di sotto stanno i coltivi.
Quello della litologia è uno dei fattori principali che ha determinato la storia insediativa dell’uomo che sulle colline di Quarrata ha individuato sì l’ambiente ‘adatto’ all’agricoltura, ma in cambio di un durissimo lavoro di adattamento (creazione dei terrazzi) ed uno non meno estenuante di manutenzione mediante la regimentazione delle acque meteoriche con la creazione di un fitto reticolo gerarchico di fossi, capifossi e cavedagne.

Se prendiamo in visione dunque la mappe del Catasto ottocentesco si può notare come questa piccola area che abbiamo sopra richiamato si contraddistingua nettamente da quella contermine che sale il versante del Montalbano, per la dimensione del particellato qui nettamente più piccolo che nell’altra. È il segno visibile di come la nostra zona, fosse organizzata sulla policoltura tipica dell’assetto mezzadrile che sfruttava il ristretto spazio della particella sia in orizzontale che in verticale. In questo modo infatti risultavano due i piani occupati, quello con le colture cerealicole, più basso, e l’altro, più alto, con le colture arboree, cioè vite, olivo e alberi da frutto.
La storiografia medievale ha ormai appurato che la distrettuazione plebana si conformò sulla viabilità e, contemporaneamente, ne condizionò lo sviluppo guidandone le direttrici in quanto le pievi erano edifici religiosi pubblici e come tali dovevano essere facilmente raggiungibili. Ebbene, il disegno di molti plebati presenti su entrambi i versanti del Montalbano, si sviluppa con andamento SO-NE che è ortogonale a quello del monte (NO-SE) occupandoli per intero, dalla fascia pedecollinare al crinale e anche oltre. Il Montalbano quindi, nel Medioevo, era percorso da una fitta viabilità trasversale e la prova ci è fornita da una serie di enti ecclesiastici con funzione ospitaliera collocati in determinati punti: i valichi (oltre a Sant’Alluccio si veda anche le abbazie di San Baronto e San Martino e la canonica di San Giusto) e fianchi (oltre allo spedale di Tizzana, si veda anche quello di San Pietro a Capraia con l’annessa abbazia). Ragione questa che ci fa comprendere come il Montalbano fosse inserito a pieno titolo nelle vie di pellegrinaggio del Medioevo potendo collegare i centri della valle dell’Ombrone con il Valdarno di Sotto, la Francigena ed il mare.
Testo di Paolo Gennai
Foto drone Lorenzo Marianeschi




