Nel comune di Montale sorge un edificio dal sapore antico, le cui origini risalgono all’VIII secolo. È la Badia di San Salvatore in Agna, bellissimo esempio di Romanico in territorio pistoiese.
Situata nei pressi del torrente Agna e della Villa Smilea (oggi sede della Biblioteca Comunale), attualmente è circondata da edifici moderni che comunque non l’hanno privata del suo fascino medievale.
La Badia di San Salvatore in Agna nacque come monastero privato tant’è che spesso si trova indicata
anche come “monastero della regina” in quanto ospitava principesse e regine longobarde. Il monastero, che dipendeva dai Longobardi e, in particolare, dal monastero femminile di San Salvatore a Brescia svolse diverse funzioni tra cui quella di ospizio per i viandanti vista la sua collocazione strategica sulla Via Cassia. Da qui i viandanti, dopo una sosta, potevano raggiungere Firenze e, da lì, Roma.

Il fatto che questo edificio sia intitolato al Salvatore dice molto sulle sue origini: infatti si contano numerosi edifici di origine longobarda dedicati a Cristo e uno di questi si trova anche in territorio pistoiese ovvero l’Abbazia di San Salvatore a Taona.
Nel corso del X secolo (ma forse anche prima) la Badia passò sotto il controllo della Diocesi di Fiesole
poi, per un breve periodo, sotto il controllo dei Conti Guidi fino a quando tornò alle dipendenze della
Diocesi fiesolana, trasformandosi da abbazia benedettina femminile a monastero benedettino maschile.
Nel secolo successivo, attorno al 1028, la Badia venne ricostruita sotto il vescovo fiesolano Jacopo Il Bavaro: questi interventi, nonostante i restauri dei secoli successivi, sono evidenti principalmente nelle tre absidi, la cui decorazione richiama i caratteri tipici del Romanico.
Purtroppo, a partire dal XII secolo, San Salvatore in Agna conobbe uno stato di abbandono e di decadenza pur rimanendo sempre legata alla Badia Fiesolana sino al XV secolo quando venne sancita la sua dipendenza dai Canonici Regolari Lateranensi di San Frediano e di Fregionaia di Lucca, chiamati anche Roccettini, il cui protettore era niente meno che Cosimo il Vecchio de’ Medici.
Il legame con questa famiglia è testimoniato tutt’oggi dal celeberrimo stemma dei Medici situato nei pressi del cortile adiacente alla Badia.

Declassata a luogo di riposo e fattoria a partire dal XVI secolo, come conferma anche la documentazione relativa a San Salvatore in Agna e ai suoi possedimenti in territorio pratese e fiorentino, la Badia venne abbandonata e chiusa al culto nei secoli successivi, vittima anche delle soppressioni leopoldine che sancirono il passaggio della Badia dai Canonici Lateranensi all’Ordine cavalleresco di Santo Stefano.
Quando, alla metà dell’Ottocento, venne soppresso anche quest’ordine, l’edificio venne acquisito dall’ultimo Priore di dell’Ordine, il Marchese Covoni-Pandolfini, già proprietario di Villa Smilea.
Nell’Ottocento la Badia era stata ridotta a “bigattiera” cioè era stata trasformata in un centro per l’allevamento di bachi da seta: un’attività, all’epoca, assai diffusa nel territorio pistoiese.
Intorno al 1920, si decise di restaurare l’edificio di San Salvatore in Agna che, a seguito del matrimonio tra l’ultima erede dei Covoni-Pandolfini e un membro della famiglia Borghese, era divenuto di proprietà di quest’ultimi. Grazie all’interessamento della famiglia e delle istituzioni che vennero coinvolte nell’intervento, si procedette al restauro della Badia.
Osservando il progetto di restauro e leggendo la documentazione si capisce come, al passo coi tempi,
questa tipologia di restauro che possiamo chiamare “in stile” avesse come scopo quello di restituire
all’edificio i caratteri tipici dell’architettura romanica. Questo spesso significava progettare elementi
architettonici che in origine non esistevano oppure eliminarne altri perché non strettamente romanici.
Sembra si possa riferire a questo periodo anche la ricostruzione della facciata della Badia.
Nella seconda metà del Novecento, la Badia è stata oggetto di ulteriori interventi, soprattutto di carattere edilizio e volti principalmente al consolidamento di elementi strutturali.
Osservando l’interno della Badia, ad una sola navata, esso si presenta piuttosto semplice, con un soffitto a capriate rimaneggiato nel corso del secolo scorso, stessa sorte capitata anche al pavimento in cotto.

Apparentemente, tutta la magia dell’architettura romanica sembrerebbe svanire una volta varcata la soglia della Badia di San Salvatore in Agna. Ma, se si percorre la navata, si scopre che il vero gioiello di questo edificio è situato proprio all’interno della struttura, più precisamente sotto di noi. Si tratta della cripta romanica, alla quale si accede tramite alcuni gradini collocati nei pressi del presbiterio.
Databile all’XI secolo, è un luogo affascinante in cui ancora si respira un’aria medievale.
La bellezza di questo luogo, popolato da 12 colonne con capitelli, sta nell’eterogeneità che lo rappresenta.
Se ci si sofferma più a lungo, si possono osservare colonne con fusti di diverse grandezze e capitelli di diverso genere come, ad esempio, quello con un motivo solitamente chiamato “a cuore”, oppure altri corinzieggianti e, un altro, scolpito con dei motivi che ricordano delle facce umane.
Eseguiti in diversi periodi, con i più antichi che risalgono al IV-V secolo d.C., questi capitelli contribuiscono a creare attorno a questo ambiente un’aura di mistero e di curiosità allo stesso tempo.
Oltre alla meravigliosa selva di capitelli, incassato in una delle pareti della cripta si può notare un bassorilievo con un motivo che ricorda un meandro eseguito due secoli prima della ricostruzione della
cripta avvenuta nell’XI secolo.

Come il resto dell’edificio, anche questo ambiente venne restaurato negli anni Venti del Novecento dalla famiglia Covoni-Borghese che, in quell’ occasione, decise di collocare in una porzione dell’ambiente il sepolcreto della famiglia Covoni, visibile tutt’oggi.
La Badia di San Salvatore in Agna non è regolarmente aperta al pubblico ma è visitabile su appuntamento oppure in occasione della Messa domenicale. Per il fascino medievale che emana e per la sua storia millenaria la Badia viene scelta come cornice ideale per celebrare i matrimoni, eventi che spesso hanno contribuito a far conoscere l’edificio romanico a pistoiesi e non.
Testo Luisa Benvenuti
Foto Lorenzo Marianeschi




