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Il vivaismo di fronte alla transizione ecologica

Affrontare il cambiamento climatico richiede scelte fondate su dati solidi, non solo buone intenzioni.
Per le aziende agricole e vivaistiche, che lavorano inserite in ecosistemi complessi, la sostenibilità è insieme una necessità operativa e una responsabilità verso il territorio: è in questa cornice che si innesta il percorso avviato da Giorgio Tesi Vivai, azienda che ha scelto di misurare con rigore scientifico il proprio impatto, per ottenere un vero e proprio strumento di orientamento strategico piuttosto che un semplice esercizio di rendicontazione.
Alla base del progetto c’è la Life Cycle Assessment (LCA), metodologia riconosciuta a livello internazionale per valutare l’impatto ambientale di un prodotto o di un’attività lungo l’intero ciclo di vita, dalle materie prime allo smaltimento finale. Non si limita a calcolare le emissioni di gas serra, ma ricostruisce l’intera catena del processo produttivo, individuando dove si concentrano gli impatti più significativi e trasformando dati e inventari in indicazioni concrete per le decisioni aziendali.
Il progetto nasce da un incontro tra impresa e università: il confronto con il professor Francesco Nicese dell’Università di Firenze ha dato forma a uno studio pensato non per fotografare semplicemente le emissioni, ma per comprendere a fondo il funzionamento ambientale dell’intero sistema aziendale.

Per un vivaio significa osservare con occhi nuovi ogni fase del lavoro: materiali, energia, logistica, gestione delle coltivazioni. E significa, soprattutto, riconoscere il ruolo delle piante stesse, che durante la crescita assorbono anidride carbonica e agiscono come serbatoi naturali di carbonio, un beneficio oggi misurabile e valorizzabile con strumenti scientifici precisi.
Grazie alla collaborazione con l’ateneo fiorentino, l’analisi ha potuto contare su competenze agronomiche, ambientali e gestionali integrate, individuando i principali punti critici dal punto di vista emissivo e restituendo un quadro dettagliato delle emissioni dirette e indirette legate alla produzione.
Il valore aggiunto dello studio, però, non sta solo nella fotografia iniziale, ma nella capacità di tradursi in scelte operative: sapere dove si concentrano gli impatti consente di indirizzare gli investimenti, programmare interventi mirati e allineare la strategia aziendale agli obiettivi internazionali di riduzione delle emissioni.

Il bilancio del carbonio non è quindi un punto di arrivo, ma la base da cui costruire scenari e sperimentare nuove soluzioni, in linea con l’idea di miglioramento continuo propria dell’azienda.
Tra gli interventi individuati, due appaiono particolarmente promettenti. Il primo riguarda l’adozione della pacciamatura organica nelle coltivazioni in pieno campo, tecnica che consente una gestione più efficiente delle risorse e una riduzione degli impatti legati alle pratiche colturali.
Il secondo tocca un elemento simbolo della produzione vivaistica moderna: i contenitori. Sono entrati
nel processo produttivo i vasi in Tetra pak riciclato, completamente riciclabili a fine vita: un’innovazione apparentemente semplice ma rilevante in termini di circolarità.
Un aspetto utile di questo approccio è la possibilità di stimare in anticipo, tramite la modellizzazione,
i benefici ambietali dei singoli interventi prima ancora di realizzarli, scegliendo le soluzioni con il miglior equilibrio tra efficacia ambientale, fattibilità tecnica ed economica.
Il percorso si inserisce nella cornice più ampia degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare quelli legati a modelli di produzione e consumo responsabili e alla tutela degli ecosistemi terrestri.
L’Agenda 2030 trova così un riscontro concreto nelle attività quotidiane dell’azienda: dall’analisi scientifica delle emissioni alla sperimentazione di nuove pratiche agronomiche, fino alla ricerca di soluzioni per razionalizzare l’utilizzo dei mezzi produttivi.
Al di là dei risultati tecnici, il valore più profondo del progetto sta nell’aver contribuito a costruire una cultura aziendale realmente orientata alla sostenibilità. Un percorso reso possibile dalla proprietà e dalla direzione generale, che hanno creduto in un modello capace di tenere insieme tradizione produttiva, innovazione tecnologica e responsabilità ambientale, grazie al contributo scientifico del
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze e al coinvolgimento delle competenze presenti all’interno dell’azienda.

L’esperienza di Giorgio Tesi Vivai dimostra come la collaborazione tra impresa e ricerca possa produrre strumenti concreti per affrontare la transizione ecologica. Misurare il proprio bilancio del carbonio non significa solo quantificare un impatto, ma acquisire consapevolezza, assumersi una
responsabilità e gettare le basi per uno sviluppo capace di coniugare competitività, tutela ambientale e benessere collettivo.
In un momento storico in cui la sostenibilità è sempre più condizione per la crescita economica, il vivaismo può così affermarsi non solo come settore produttivo, ma come attore consapevole della transizione verso un futuro più verde.

Testo Alessandro Gnesini e Giulia Bai
Foto Lorenzo Marianeschi – Carolina Begliomini – Archivio Giorgio Tesi Group

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