I 15 buoni motivi per visitare la Capitale Italiana della Cultura 2017

Foto Fabrizio Sichi

Pistoia Capitale della Cultura 2017: una città da scoprire attraverso le sue bellezze, ai più quasi sconosciute.

Un amico che vive lontano dall’Italia ha saputo che Pistoia, la mia città, è stata proclamata Capitale della Cultura per il 2017. Mi ha mandato un messaggio, per farmi i complimenti: non perché io abbia dei meriti in questa proclamazione, ma in quanto pistoiese. Mi ha anche scritto che vuole venire a trovarmi. Dopo qualche giorno di distanza dalla nomina a Capitale della Cultura, penso a come far conoscere Pistoia a questo amico lontano.

È difficile fargli capire in fretta come mai questa città meriti il riconoscimento che le è stato attribuito. Pistoia non è la capitale della fretta. Anche la lentezza appartiene alla cultura; la lentezza insieme alla profondità. Lo vorrei conquistare immediatamente e fargli capire che le ragioni della nomina affondano le radici nel passato: percorrendo Via degli Orafi, lo farei affacciare sulla Piazza del Duomo, senza dirgli niente. Sono sicuro che anche lui – come tanti prima di lui – resterebbe stupito di fronte a questa piazza. Pistoia è stata una città della cultura: i secoli si ripercorrono camminando nelle sue strade, attraversando la Sala (longobarda), alzando gli occhi per ammirare il Fregio dello Spedale del Ceppo (il fregio in terracotta invetriata del Cinquecento, recentemente restaurato), entrando nelle chiese del centro, guardando la fiancata in marmo bianco e verde di San Giovanni Fuorcivitas.

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Il Fregio Robbiano recentemente restaurato e Piazza della Sala

La sua perifericità, i suoi silenzi, il suo essere abbracciata dalle colline ne hanno fatto e ne fanno un luogo ideale per la cultura. L’amico venuto da lontano lo porterei nella “Pistoia che legge”: certo, gli direi anche che questa è la città di Cino, il caro amico di Dante; non potrei non fargli vedere Via del Vento, dominata dalla cupola della Madonna, per dirgli che in questo luogo possono incrociarsi – in modo quasi miracoloso – diversi destini (ci hanno vissuto, in questa piccola strada, Piero Bigongiari, Gianna Manzini e Sergio Civinini); lo farei passare dalla Libreria Lo Spazio di Via dell’Ospizio; lo porterei a vedere le nostre biblioteche, la Forteguerriana e la San Giorgio, straordinario luogo di incontro attorno a quegli amici (i libri) che non abbandonano mai (mi scuserà Francesco Petrarca se riprendo da lui questa immagine).

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L’interno della Biblioteca Forteguerriana e la cupola della Madonna dell’Umiltà

Ma ancora gli avrei fatto capire troppo poco. E i teatri? Quelli pubblici e quelli nati per iniziativa privata come Il Funaro? E i Musei? Da dove cominciare per fargli conoscere “La città dell’arte”? Che è la città di Marino Marini, dei suoi cavalli terrorizzati e dei suoi cavalieri che a stento riescono a mantenersi in groppa; ma è molto altro e, tra questo, la città che vedrà rinnovato il Palazzo Fabroni, la città che, alle sue porte, ha una Villa come quella di Celle divenuta – grazie a un privato – un centro di arte ambientale di livello internazionale. E la “Città della musica”, tra scuole, istituzioni del passato, realtà del presente? E la “Città dei Festival” che affollano le sale e le piazze, che consentono di misurarsi sulle vite degli altri, di riflettere sul passato e sul presente, di aprirsi al mondo? E i vivai? Una natura che esplode in mille colori e domina tutto il territorio circostante alla città, rendendo Pistoia, di fatto, prima che Capitale della Cultura, Capitale del Verde.

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Il vivaismo a Pistoia, risorsa unica per il territorio

Dovrei parlargli pure della cultura che meno si vede, che vive sottotraccia, di chi scrive, legge, traduce, svolge la sua attività editoriale, si spende al fianco dei più deboli, organizza manifestazioni, dipinge, gira il mondo per tornare poi qui, nelle nostre piccole strade, nelle nostre piazze silenziose, circondato dalle mura cittadine che culminano in bastioni e Fortezze. Quelle mura che, nei progetti di Pistoia 2017, saranno recuperate e valorizzate e all’interno delle quali inviterei il mio amico a trascorrere non poche ore, ma lunghe giornate, guardando, leggendo, informandosi. Ma anche, semplicemente, vagando.

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La Chiesa del Tau e Palazzo Fabroni

Giovanni Capecchi, direttore NATURART

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