Intervista a Francesco Guccini

Intervista a Francesco Guccini

Nel suo Dizionario, l’Appennino è alla voce mestieri e ferrovie.

La sigaretta sfoderata dal pacchetto quasi finito.

Prima di portarsela alla bocca, subito una lezione: «Io fumo, ma voi non iniziate».

Comincia così una chiacchierata con e su Francesco Guccini. Il suo nuovo libro, Dizionario delle cose perdute (Mondadori), racconta di un epoca ormai passata o che solo ha lasciato il passo alla modernità. C’è dell’ironia in questo lavoro di Guccini: si vede che il cantautore si è divertito, e molto, a buttar giù il testo che scivola via, leggero, sul filo dei ricordi.

Si può dire che il suo libro fornisce uno spaccato storico importante anche per l’appennino pistoiese, citato più volte?
Certo! D’altronde io sono fortemente legato a queste montagne. Ci sono un paio di capitoli dedicati ai mestieri scomparsi come quello di carbonaio e di ghiacciaolo. Per non parlare della ferrovia porrettana: una risorsa trascurata per queste zone.

Discute pure di esperienze personali come la Naja, le balere e altro ancora. C’è un avvenimento che ricorda più volentieri?
Forse proprio le piste da ballo, quasi scomparse del tutto con il nuovo secolo. Le ho vissute come fruitore, molto poco, a dire il vero, e in veste di musicista e cantante. Ma a tutto quello che ho scritto sono fortemente legato perché ogni cosa mi ricorda un passaggio della mia vita.
Il capitolo sui giochi, invece, è forse quello più approfondito. Pare strano, ma molti giovani di oggi non conoscono i divertimenti semplici di un tempo.
Quello che è cambiato rispetto alla mia epoca, e che si è accentuato col trascorrere degli anni, è il non uscire più per strada. “Mamma, esco con gli amici” era la frase consueta dei giovani di allora. Oggi non è più possibile e i ragazzi stanno rintanati in casa a giocare col computer o a guardare la tv. I giochi della mia gioventù erano semplici ma da fare sempre in compagnia. Più che i divertimenti, sono cambiate le abitudini.

Com’è nata l’idea di scrivere un dizionario del genere?
Devo dire la verità: un editor della Mondadori me lo propose e io cominciai per gioco. L’idea mi è piaciuta fin da subito; così ho iniziato e mi hanno dovuto fermare perché non la smettevo più.

Questo vuol dire che ci sarà spazio per un proseguo?
Non lo escludo, c’è ancora molto da raccontare, altro da precisare e tanto da recuperare.

TESTO

Emanuele Begliomini

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