Sembra che fosse di Pistoia il musico Casella, che Dante incontra all’inizio del suo cammino nel Purgatorio appena approdato sulla spiaggia. Nel secondo canto il poeta riconosce l’amico e tenta di abbracciarlo invano, mentre questi, davanti a una torma di
anime dilettate e stupite, intona una canzone del Convivio, “Amor che nella mente mi ragiona”, prima dell’arrivo di Catone, il burbero custode che mette fine alla melodia. Poco o nulla sappiamo di lui, salvato dall’oblio dai versi immortali.
Ma è più avanti nel tempo, tra Sei e Settecento, che Pistoia diventa un’autentica capitale della cultura musicale europea grazie alla figura del marchese Giulio Rospigliosi (Pistoia 1600-Roma 1669), che si adopera tra la città natale, Roma, Parigi e Madrid per tratteggiare il profilo di un’identità stilistica più netta. Il melodramma,
nato a Firenze con la Camerata dei Bardi, era diventato nel giro di pochi anni lo spettacolo alla moda nelle più rinomate corti italiane e l’espressione più compiuta dello stile barocco.

A Roma, dove il clero aristocratico era il principale protettore della musica, Rospigliosi divenne cardinale, segretario di stato di papa Innocenzo VII e poi papa lui stesso, dal 20 giugno 1667 alla morte. Ma al contempo e per tutta la vita, coltivò un’innata passione per l’opera distinguendosi nella composizione di libretti, tanto da tenere a battesimo il genere del melodramma sacro (suo il libretto di “Sant’Alessio” musicato da Stefano Landi nel 1631) e quello, destinato a portentosi sviluppi, dell’opera comica dai connotati moraleggianti: “Chi soffre speri” è forse il titolo più emblematico. A lui Pistoia dedica un rinomato concorso internazionale che quest’anno giunge alla sua 30ª edizione e si svolge nella splendida villa di Spicchio di Lamporecchio che proprio Giulio fece costruire, pare, su progetto del Bernini. Qui i giovani talenti si confrontano al pianoforte, alla chitarra, nella composizione e nella musica da camera, premiati da una giuria composta da didatti e concertisti di fama internazionale.

Nello stesso contesto, tra Pistoia e Roma, si consuma una stagione particolarmente florida in cui spiccano i tre fratelli Melani, figli di Domenico campanaro del Duomo: Jacopo (1623-76), Atto (1626-1714) e Alessandro (1639-1703). Il primo, autore di opere comiche di gran successo come “La Tancia” e “Il girello”, fu prima al servizio del Granduca di Toscana poi, su invito del cardinale Mazzarino, alla corte parigina insieme al fratello Atto. Questi, famoso castrato e primo interprete dell’“Orfeo” di Luigi Rossi a Parigi, diventò presto l’agente segreto di Mazzarino, reggente di Luigi XIV. Nella veste di diplomatico e spia, stabilì contatti con le corti di Mantova, Modena, Savoia, Vienna. Le vicende di questo curioso personaggio sono state immortalate in “Imprimatur”, romanzo di Rita Monaldi e Francesco Sorti, pubblicato nel 2002 e tradotto in 20 lingue. Anche Alessandro Melani fu protagonista di una brillantissima carriera nella città eterna e oggi è ricordato per il suo “Empio punito”, la prima opera sul mito di Don Giovanni. Insieme a lui si faceva strada un altro talento, originario della Valdinievole: Bernardo Pasquini (1637-1710), nato a Massa e Cozzile. A metà Seicento divenne uno dei musicisti più in vista della Roma del tempo, come organista prima di Santa Maria in Vallicella poi di Santa Maria Maggiore. Come cembalista e compositore di opere e oratori, collaborò alle musiche promosse da tutti i maggiori mecenati, in particolare il cardinale Pietro Ottoboni e la regina Cristina di Svezia. Con Arcangelo Corelli e Alessandro Scarlatti fu tra i primi musicisti ammessi nell’Accademia d’Arcadia.
Spetta invece a Lodovico Giustini (1685-1743), organista della Congregazione pistoiese dello Spirito Santo, il merito di essere stato il primo a comporre per uno strumento neonato: il pianoforte, messo a punto da Bartolomeo Cristofori nel 1711. Si tratta delle “12 Sonate da cimbalo di piano e forte detto volgarmente di martelletti”, pubblicate a Firenze nel 1732 e di tale risonanza da essere ripubblicate ad Amsterdam alcuni anni più tardi, probabilmente tra il 1741 e il 1746. Oggi a lui è intitolato l’Istituto Diocesano di Musica sacra di Pistoia che ha sede nella Chiesa di Sant’Ignazio.
Tra la fine del Seicento ed i primi dell’Ottocento si distingue la famiglia dei Gherardeschi, tutti autori di musica sacra, maestri di cappella del Duomo di Pistoia ma anche delle cattedrali di altre città toscane. Tra di essi si distingue Giuseppe (1759-1815), che ricoprì questo ruolo dal 1800 alla morte. A lui dobbiamo un’ampia mole di opere sacre e profane, tra le quali spicca un bellissimo Stabat Mater. Porta il suo nome la prestigiosissima Accademia d’organo e di musica antica, che proprio quest’anno festeggia il 50° anno di attività. Presieduta da Monsignor Umberto Pineschi, organista e compositore, è un’eccellenza assoluta nell’attività didattica e concertistica svolta dal gruppo “Il Rossignolo”, che ogni anno attira giovani studenti da tutto il mondo.

La chiesa di Sant’Ignazio ospita il principe degli strumenti pistoiesi: l’organo a canne costruito dall’organaro fiammingo Willem Hermans nel 1664. È proprio da questo esemplare unico che ha origine la lunga e prestigiosa tradizione cittadina della fabbricazione di strumenti musicali, le cui radici affondano nel Settecento, con la nascita e lo sviluppo della scuola organaria legata alle famiglie dei Tronci (a partire dal 1732 con Anton Maria e Filippo) e degli Agati (la cui bottega è fondata nel 1759 da Pietro). Nel 1883 le due botteghe si fusero, dando origine alla Ditta Filippo Tronci-Nicomede Agati, finché all’inizio degli anni ’90 Benedetto Tronci dette inizio alla produzione di strumenti musicali a percussione. La UFIP (Unione Fabbricanti Italiani Piatti) è il fiore all’occhiello dell’artigianato pistoiese di alta qualità, leader mondiale nella produzione di piatti musicali. Per dare lustro a questa realtà è nata nel 2008 la Fondazione Luigi Tronci, che raccoglie oltre 1000 strumenti nella sede del Conservatorio di San Giovanni Battista. Un vero e proprio museo situato nel centro storico che organizza laboratori didattici per le scuole, concerti e corsi di strumento.
Teodulo Mabellini (1817-1897), abile pianista e flautista, compositore e direttore d’orchestra, era figlio di Vincenzo, cornista nella Cappella del Duomo sotto la guida di Giuseppe Gherardeschi. Attivo tra Pistoia, Firenze e Roma durante il Risorgimento, fu allievo di Saverio Mercadante e contemporaneo di Giuseppe Verdi. Fu maestro di cappella alla corte del Granduca di Toscana (che gli commissionò l’oratorio “Eudossia e Paolo”, considerato il suo capolavoro) e collaborò come operista con il Teatro della Pergola di Firenze. Oggi la Scuola di Musica e Danza “Mabellini”, nata nel 1858, ha sede presso la Villa Puccini a Scornio ed offre un’ampia gamma di percorsi di studio, professionale, amatoriale e propedeutico, che attraversano la musica e la danza antica, classica, moderna e contemporanea, curando sia la formazione individuale che d’insieme. È gestita dai Teatri di Pistoia, che organizzano anche le due prestigiose stagioni concertistiche. Quella cameristica, fondata negli anni ’60 da Don Mario Lapini, oggi alla sua 63ª edizione, si svolge nel tempio della musica da camera, cioè al Saloncino della Musica di Palazzo de’ Rossi. La stagione sinfonica, invece, si tiene al Teatro Manzoni ed è animata dall’orchestra cittadina (ma internazionale nel profilo e nella fama). Si chiama Leonore, come l’eroina del capolavoro operistico di Beethoven, che si traveste da uomo e si fa chiamare Fidelio per liberare il marito Florestano ingiustamente incarcerato per motivi politici. La Leonore, che nel 2024 ha festeggiato il decennale alla prestigiosissima Elbphilharmonie di Amburgo eseguendo la IX Sinfonia di Beethoven, nasce da un progetto di Daniele Giorgi (che ne è direttore artistico e musicale), realizzato grazie alla Fondazione Caript e ai Teatri di Pistoia. I musicisti sono scelti tra le più importanti orchestre europee ma anche tra i migliori talenti emergenti. Il repertorio, che spazia dal Barocco al Novecento, negli ultimi anni si è allargato con successo al mondo dell’opera, con l’allestimento dei capolavori mozartiani “Così fan tutte” e “Don Giovanni”.
Testo di Chiara Caselli
Foto di Lorenzo Marianeschi, Nicolò Begliomini, Archivio Fondazione Tronci, Archivio Naturart




