La montagna che unisce

La Via Romea Nonantolana: di origine longobarda, la strada collegava la Val di Lima con la Via Emilia.

Dai tempi più remoti la Montagna Pistoiese è stata percorsa da strade transappenniniche. Dalle fonti a noi pervenute di epoca romana (Tabula Peutingeriana e Antonini Itinerarium) non risulta il nostro territorio fosse attraversato da strade importanti. Tuttavia tracce di strade romane sono state segnalate dagli studiosi in diverse parti della zona.

Cicerone (106/43 a.C.) scrisse: “Tres viae sunt ad Mutinam…Tres ergo, ut dixi, viae: a supero mari, Flaminia: ab infero Aurelia: media Cassia” (Sono tre strade che conducono a Modena… Ci sono dunque tre vie, come ho detto: l’una dal mare superiore per la Flaminia, l’altra per quello inferiore per l’Aurelia, quella di mezzo per la Cassia). Molti ritengono che un ramo di quest’ultima giungesse a Modena attraversando l’Appennino Pistoiese per passare nel Frignano.

Notizie certe sulla viabilità si hanno con l’avvento della dominazione Longobarda. Nel 727 re Liutprando, con la conquista delle fortezze bizantine poste a difesa del Frignano (Castrum Feronianum, ecc.), determinò la possibilità di aprire un collegamento alternativo tra la Padania e la Tuscia rispetto a quello di Montebardone (l’attuale passo della Cisa) con l’obiettivo di raggiungere più agevolmente l’Italia Centrale ed i ducati di Spoleto e Benevento.
Nel 749 Re Astolfo donò al cognato Anselmo le terre di Fanano, con l’intento di riaprire la strada esistente. Anselmo fondò in tale località il monastero di San Salvatore ed un ospizio dedicato a S. Giacomo e nel 751/752, a Nonantola, il monastero di San Silvestro. La strada che congiungeva i due monasteri benedettini permise di collegare, attraverso il Passo della Calanca con un itinerario sicuro e lontano dagli avamposti bizantini, la via Emilia con la Val di Lima, per poi dividersi in due percorsi: uno si dirigeva verso Pistoia, l’altro verso Lucca, capitale del regno longobardo in Toscana.
Questa strada prese il nome di “Via Romea-Nonantolana” e fu percorsa da viandanti, soldati, pellegrini che si recavano a Roma. I borghi che si trovavano sul percorso acquisirono maggiore importanza e sorsero numerosi ricoveri a sostegno dei viaggiatori.

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Che dal paese di Lizzano anticamente passasse la strada maestra modenese non cade dubbio, avvegnachè visibili si conservano gli avanzi della sua antica massicciata. Ma quando essi più non vi restassero, sono rimasti i capitoli stabili nello spedaletto di Val di Lamula,li 24 novembre dell’anno 1225, mercè cui gli ambasciatori del Comune di Modena e quelli del comune di Pistoja convennero reciprocamente di mantenere libero il passaggio delle strade nei rispettivi territori. Per questi adunque si obbligarono le parti a rifare di nuovo, oppure a risarcire e mantenere praticabile la strada che da Pistoja conduceva fino a Modena passando per Lizzano e per il Frignano. Fu eretto in Lizzano nel 1433 per comodo dei pellegrini un ospedale (S. Jacopo) – (E. Repetti)

Nel XIII-XIV secolo la strada (menzionata come Mutina-Pistoria) continuò ad avere grande importanza come si evince da alcuni documenti come quello citato dal Repetti del 1225 o quello riportato da Chirone Epidaurico (Della navigazione e commercio della Repubblica Pisana – 1789):
Nella Filza intitolata Provvisioni, e Consigli degli Anziani di Pisa dal 1292. al 1371. da carte 413. t. fino a carte 423. t. avvi un istrumento stipulato in Pisa D. J. A. 1363. Ind. prima, quarto Idus Februarii, mediante il quale gli Anziani di Pisa in nome dei Comuni di Pisa, e di Lucca, allora soggetta ai Pisani, fermarono la pace, o sia lega con i Sindaci, e Procuratori di diversi Comuni della Montagna superiore di Pistoja, cioè di Lizzano, Cutigliano, S. Marcello, Pupiglio, Cavinana, Mammiano, Piteglio, ed altri, con certi patti, e Capitoli ivi estesamente riportati, fra i quali si leggono a Carte 414. t. i seguenti
= Item che li distrittuali di Pisa et di Luccha che andasseno, o venisseno con loro mercantie per la Montagna di Pistoja verso Bologna, Modona, Pistoja, o Fiorensa, o altre parte possano andare sani salvi et siguri per li loro terreni della dicta Montagna pagando le debite gabelle usate e non sopraponendo altra cabella o novo passaggio.
Item = Che se in sul terreno de li dicti Communi et Ville de le dicte Montagne fussero presi, o rubbati li dicti Mercatanti, o Mulattieri, o Mandanti, o altri distrittuali del Comuno di Pisa o di Luccha che quello Comuno ovvero Villa in sul terreno del quale fusse facta la dicta rubbarìa sia tenuto di riscuoterlo et emendare lo dampno ai dicti rubbati et presi in quella quantità che allui fosse rubbata o tolta.
Al tracciato che varcava l’Appennino al passo della Calanca (oggi dei Tre Termini) se ne aggiunsero altri. Il più importante fu senz’altro quello della Croce Arcana (passo situato a quota inferiore rispetto alla Calanca) che conduceva a Cutigliano, oppure, deviando in località Antica Dogana Diruta (Catasto Granducale) direttamente a Lizzano. Era possibile pure ricongiungersi al tragitto più antico per Spignana o Lancisa, una volta valicato l’Appennino.

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Presumibilmente, nella seconda metà del XIII secolo, fu edificato Castel di Mura, fortezza situata in posizione strategica per il controllo delle vie che conducevano in Lombardia.
E per controllare, inoltre, l’itinerario per il Modenese, come si evince da una rubrica dei Capitula capitanei montanee superioris del 1361, nei quali era disposto che qui dovesse risiedere il capitano per garantire la sicurezza della strata qua itur Lombardia. (Giampaolo Francesconi – Districtus Civitatis Pistorii)
I volontari dell’associazione Valle Lune hanno restituito alla fruibilità alcuni tratti dell’antica rete viaria della Montagna Pistoiese, da tempo caduta in disuso, invasa dalla vegetazione, rovinata da frane o ridotta a corso d’acqua. Alcuni di questi tratti facevano parte del tragitto della Romea-Nonantolana come via di Ripi: Oltre Lizzano la strada scendeva verso la Verdiana attraverso una piccola sella sotto Lancisa, a guardia della quale sorse più tardi, in epoca comunale, il Castel di Mura (Natale Rauty – Il Castello di Batoni).
Castel di Mura era il più importante castello della Montagna Pistoiese le cui rovine, nascoste tra rovi e arbusti, sono state riportate alla luce per merito dell’impegno dei volontari di Valle Lune. Recentemente, grazie all’intervento della IDS spa di Pisa e della Geostudi Astier srl di Livorno, l’area della fortezza è stata oggetto di un rilievo con georadar 3D che ha dato interessanti riscontri.

Attualmente è stato messo in ordine un percorso di circa 15 chilometri che va dalla località di Lancisa fino a Migliorini (Piteglio). Lungo questo itinerario storico-naturalistico è possibile incontrare resti di antiche fortezze, vecchie ferriere, ponti storici, incisioni rupestri.

TESTO

Fabiano Fini

FOTO

Nicolò Begliomini

Archivio Ass. Vallelune

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