Stazioni come luoghi di attesa

Nell’immaginario collettivo la stazione è principalmente un luogo dove sostare in attesa di un treno, per un viaggio o per ricevere una persona che arriva. Il viaggiatore deve avere a disposizione quei servizi legati appunto all’attesa del treno.
Per funzionare la stazione deve possedere tutti quei locali necessari alla circolazione dei treni. Questi ultimi sono quelli che conosciamo meno, come l’ufficio del capostazione, il deposito merci, i locali tecnici e di servizio, il locale del telegrafo, gli alloggi per il personale… mentre quelli che più frequentiamo sono quelli destinati ai viaggiatori, quali l’atrio delle partenze, la biglietteria,  l’edicola, il deposito bagagli, il ristorante, i bagni e le sale di aspetto.
La mobilità fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 non era certamente privata ma fondamentalmente pubblica: ci si spostava in carrozza, in treno o in nave. I mezzi di locomozione privati appartenevano ai soli ceti agiati e comunque coprivano distanze molto brevi.
Con il diffondersi del mezzo di trasporto pubblico come la ferrovia, nasce l’esigenza di organizzare gli spostamenti.

La piccola stazione ferroviaria di Montecatini Terme mostrava i suoi limiti ed i suoi locali non avevano l’eleganza e funzionalità necessari ad una Montecatini che stava diventando città.
Il progetto di una nuova stazione fu molto travagliato e dopo un lungo tira e molla con il Comune di Montecatini, lo Stato decise di accollarsi l’onere della spesa affidando l’incarico del progetto all’Architetto Angiolo Mazzoni, capo dell’Ufficio Progetti del Ministero delle Comunicazioni.
L’iter progettuale del fabbricato della nuova stazione ebbe inizio nel settembre 1933 per concludersi con l’inaugurazione il 4 agosto 1937 alla presenza delle maggiori autorità dell’epoca.


Durante le Giornate FAI di Primavera, organizzate dal Gruppo FAI Valdinievole il 15 e 16 maggio 2021 in stretta collaborazione con Fondazione FS e RFI, sono state eccezionalmente aperte le sale di aspetto di I, II e III classe e la stanza del capostazione recentemente restaurate. La bravura e l’attenzione al dettaglio da parte del progettista salta agli occhi, l’eleganza dei rivestimenti ceramici, la scelta delle varie essenze lignee e il funzionalissimo disegno degli arredi. Per Mazzoni, l’architetto doveva avere il controllo di tutto il progetto, dalle dimensioni e posizione delle stanze fino alla sede del calamaio in ottone che ogni mattina veniva attentamente riempito con inchiostro. Il progetto degli arredi di un luogo pubblico è molto complesso in quanto occorre garantire allo stesso tempo, oltre alla funzionalità, la qualità e la robustezza, anche, non ultime, durata e estetica.


Per Montecatini Mazzoni riesce ad elaborare con equilibrio una proposta funzionale ed elegante nello stesso tempo.
L’uso dell’ottone, del legno e delle pietre è molto curati, come gli abbinamenti cromatici tra i vari materiali, niente è lasciato al caso ed alla improvvisazione.
Gli accessi sono ampi e le vetrate ritmate dai ricorsi orizzontali delle specchiature, i servizi quali riscaldamento e illuminazione sono integrati rispettivamente nelle pareti e nel soffitto. Anche il disegno delle lampade fu curato da Mazzoni: queste sono costituite da fonti luminose puntuali nella seconda e terza classe mentre nella prima è particolarmente suggestivo il disegno della  illuminazione che “a cascata” impegna il soffitto e quindi la parete curva. Qui le fonti luminose sono incassate e protette verso il basso da piccole lastre di vetro stampato con disegno a canne. Anche l’aspetto dell’ufficio del capostazione riflette l’importanza quasi più di rappresentanza che di attività operativa; lo notiamo dalla boiserie a tutta altezza sulle pareti, con poltrone in pelle e la scrivania con inserti di ottone. Negli anni trenta del secolo scorso quindi la stazione era un luogo legato non solo strettamente alla circolazione dei treni, ma pensato e realizzato per  l’organizzazione del viaggio e per ricevere, comodamente e decorosamente, i viaggiatori.

testo di Silvia Francalanci – Gruppo FAI Valdinievole

foto Claudio Minghi

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