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La vallata delle Pievi

Antiche chiese parrocchiali punteggiano la Valleriana, ordinata e verdeggiante Svizzera pesciatina.

C’era una volta un nobile di Ginevra che, fuggendo dai giacobini, si ritrovò felicemente esule a coltivare la terra toscana. Amava le piante, la natura tutta e un angolo del comune di Pescia in particolare. Jean Charles Leonard Simonde de Sismondi, questo il suo nome, ritrovò le sue radici in Valdinievole e si invaghì a tal punto dei boschi della Valleriana – così simili, a suo dire, alla terra natale – da voler ribattezzare questa zona, con elvetica nostalgia, “Svizzera pesciatina”. Di queste valli che da Pescia si inerpicano verso l’Appennino ci si innamora ancor’oggi a prima vista. Alla natura generosa l’uomo ha aggiunto una pennellata d’artista: le “dieci castella”, scrigni di arte, storia e suggestioni. Sono Vellano, Pietrabuona, Medicina, Aramo, Fibbialla, Sorana, San Quirico, Castelvecchio, Stiappa e Pontito.

Il nostro itinerario parte da Pietrabuona, porta d’ingresso alla Svizzera pesciatina. Nel nome si cela la ricchezza di cave di pietra serena, utilizzata nelle pievi dei borghi circostanti. Da vedere, in paese, la rocca e il “Museo della carta”. Proseguendo ecco Medicina, vera terrazza sulla valle, Fibialla con le vigne e i castagni, poi Aramo, con le antiche mura, i cunicoli sotterranei per fuggire in caso di assedio, la Pieve di San Frediano e l’oratorio della Natività di Maria.

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Un tornante dopo l’altro si giunge a San Quirico, borgo murato con la pieve dedicata ai Santi Andrea e Lucia: notevoli il fonte battesimale e il pulpito in pietra serena. Da San Quirico ci spostiamo a Castelvecchio, che chiede una lunga sosta: la pieve, del X secolo, è monumento nazionale. L’edificio sorge in cima all’abitato ed è dedicato ai santi Ansano e Tommaso. Occhi esperti riconosceranno la facciata in romanico lombardo, ma va detto che il crollo subito nell’Ottocento distrusse parte dell’impianto originario. All’esterno, bassorilievi forse longobardi mostrano animali mostruosi e una misteriosa figura, forse Cristo forse un orante: per alcuni un segno della presenza dei templari e di Goffredo di Buglione. All’interno, vuoto ma suggestivo, si conserva la cripta sotto il presbiterio, mentre all’esterno, isolata, svetta la torre campanaria. In paese merita la visita anche l’oratorio del Santissimo Rosario, con gli affreschi dedicati alla Vergine e al Cristo.

Prima di ripartire, fate una pausa ai tavolini sulla terrazza del bar accanto al negozio di alimentari: vertiginosa la vista sulla valle.

Riprendendo l’itinerario, si incontra Stiappa, con le case curiosamente erette a muraglia e abitate – ricorda il Sismondi – da bellissime donne. Pontito, patria di Lazzaro Papi, storico e letterato, si annuncia da lontano grazie alla rara conformazione a ventaglio e, nella Valleriana, è il borgo più particolare, alto e lontano da Pescia. Tra viuzze in salita, archi antichi e porte difensive ci si sente nel Medioevo. Un tempo fortificato, oggi delle antiche mura il borgo conserva soltanto tracce, mentre è ancora riconoscibile nelle forme la pieve romanica dedicata ai santi Andrea e Lucia. Penultima tappa è Sorana, nota per i fagioli e le numerose fontane. Poi l’ultimo borgo di questa terra singolare: Vellano, via maestra per l’Abetone. È il capoluogo della montagna pesciatina, vanta una pieve del X secolo, buone strutture ricettive e si annuncia al viaggiatore già lungo la strada, con la sua conformazione a semicerchio arroccato e l’inconfondibile campanile. Schierato con i ghibellini, Vellano fu punito nel Duecento dai lucchesi. In risposta all’attacco subito, il borgo aderì alla “Lega della Castella della Valdinievole”, fatto che, alla luce del nostro itinerario, è un’indubbia fortuna. In questo scrigno di tesori che è la Valleriana, spiccano le pievi medievali, per le quali auspichiamo torni la possibilità di rimanere costantemente aperte al pubblico. Tra tutte, la più imponente è quella di Castelvecchio, dichiarata monumento nazionale ma chiusa da tempo per restauri.

TESTI
Leah Maltese
FOTO
Giuseppe Mosconi
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