Giardino del Sole e Portatrici di Stelle

Due artisti in dialogo col cosmo.

Pian dei Termini, la nota zona meta di appassionati astrofili e di persone amanti del cielo con le sue costellazioni e le galassie nella sconfinatezza del cosmo, da agosto richiama anche chi apprezza l’arte per la sua funzione estetica e, in questo caso, sociale.
Infatti, due importanti scultori, Andrea Dami e Silvio Viola, la cui biografia artistica è di per sé garanzia di eccellenza professionale, hanno realizzato una serie d’installazioni in perfetta sintonia con la progettazione del “parco” e la natura di quell’ambiente magico posto “alle soglie del cielo”.

La loro accortezza è stata quella di proporre contributi creativi in perfetta simbiosi perché, pur legati alle richieste della committenza e ai parametri impliciti della configurazione d’insieme, percorsi, zone di sosta, cannocchiali visivi, i due hanno saputo soddisfare prima di tutto le loro istanze poetico-espressive e, a seguire, hanno dato forma alle opere grazie a competenze tecniche antitetiche capaci di creare il giusto equilibrio tra naturale e artificiale, tra ragione e sentimento.

Questo perché hanno saputo interpretare al meglio la duplice influenza che ogni persona presente in quel luogo può rivelare: l’interesse prettamente “scientifico”, o comunque “pedagogico” e la sensazione di smarrimento che porta alla contemplazione e, in conseguenza, a sollecitare emozioni anche vissute nel ricordo delle poesie dedicate al cielo di Pascoli, Leopardi, o dell’Achmatova e della Bachmann. Ebbene, queste due condizioni sono state il punto di partenza che hanno indotto Dami a rispondere, in preminenza ma non soltanto, alla funzione didattica, e Viola a quella dell’immaginazione.

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Ragione per cui, il Giardino del Sole – opera di Andrea – e Portatrici di stelle – opera di Silvio –, vanno a costituire un arricchimento significativo del luogo, di cui l’Osservatorio è il polo di riferimento. Quest’ultimo, il parco, e le due installazioni, da oggi assolvono un compito pubblico per la conoscenza integrata, come pochi altri luoghi, dove i telescopi sono puntati verso l’infinito. La scelta di tale ipotesi originale è merito dell’Amministrazione di San Marcello (e in particolare dell’assessorato alla cultura) che ha voluto offrire alla cittadinanza e a chiunque faccia della propria meta Pian dei Termini, opere che fungono da compendio di apprendimenti e di emozioni al contempo. Un risultato davvero pregevole, a dimostrazione di come l’arte possa essere utilizzata a buon fine, se assolve anche scopi di utilità sociale.

Chi arriva a Pian dei Termini con la luce del sole, rimane sorpreso nel vedere la “nuova” configurazione del paesaggio: verso valle, Portatrici di stelle, composto di una ventina di tronchi d’albero (la Vita) disseminati secondo l’andamento del dislivello e alla cui estremità sono ben visibili i segni del cielo (la Luce), richiama e magnetizza immediatamente la vista e l’interesse del visitatore. Di fatto, si viene a determinare un orizzonte “altro” che si rapporta alla perfezione con la sinuosità del profilo dei monti su cui armonicamente si stagliano Le Portatrici. Subito dopo è il percorso a rivolgere l’invito, con i pannelli esplicativi facenti parte del Giardino del Sole e le otto “fioriere-pianeti” – più quella degli asteroidi – volute da Dami per sottolineare (artisticamente) le orbite pensate sul terreno da Marco Cei, progettista del Parco. Man mano che si prosegue il cammino, è il grande Sole-piattaforma a richiamare l’attenzione come pure i “vettori” circostanti, posti su cavalletti, i quali fungono da porzioni di cielo – si noti in basso la sagoma sinuosa che disegna i monti – in cui i pianeti sono rappresentati, proporzionalmente, in rapporto tra di loro secondo la dimensione effettiva; così da essere – come opportunamente ha pensato l’artista – delle tavole “astronomiche” istruttivamente utili per la didattica.

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Dal Grande Sole, realizzato a mosaico con gradienti cromatici giallo, arancione, rosso, chi vi sosta, può avere la sensazione di trovarsi al centro del nostro sistema solare e, qualora la fantasia lo sorregga, anche immedesimarsi nel Piccolo Principe di de Saint-Exupéry, così da poter “viaggiare” nei pianeti sottostanti per intraprendere la propria educazione scientifica e sentimentale. Alla stessa stregua, chi si trova a percorrere, percettivamente una a una, le Portatrici di stelle – omaggio alla donna generatrice di vita, come ha pensato l’artista – non potrà esimersi dall’ipotizzare di trovarsi di fronte a un luogo sacro; un osservatorio astronomico alternativo – penso a una Stonehenge frutto dell’immaginario artistico – che Viola ha ideato per “rituali” personali (e perché no collettivi!) dove rendere omaggio alla poesia, quella dedicata, per l’appunto, al cielo che ci sovrasta con tutte le sue implicazioni: simboliche, filosofiche, religiose e scientifiche. Un “parterre” in cui il Piccolo Principe che è dentro di noi, possa farsi “sacerdote” e, dunque, custode dell’arte e della poesia, ma anche della scienza al servizio dell’umanità. Pian dei Termini quindi, come luogo dei luoghi, osservatorio da cui esplorare l’esterno e l’interno, invisibili a chi non sappia coniugare il cammino delle comete con quello della visione scientifica. Andrea Dami e Silvio Viola ci richiedono questo impegno.

 

TESTO

Siliano Simoncini

FOTO

Andrea Dami

Gian Luca Gavazzi

Alice Sobrero

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